Chiara Sonda e il suo Negozio Sbagliato, dove si lavora di testa e con le mani

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Questa è una bella storia di come ci son giovani che sanno andare contro corrente, che innovano attingendo dalla tradizione e dalla storia familiare, inventandosi un lavoro nel quale si sentono completamente espressi.

E’ la storia di Chiara Sonda, ospite la scorsa settimana a Opus, la mostra mercato dell’artigianato e della creatività innovativa che si è tenuta a Thiene, a Villa Fabris.

A Marsan, in via Nonis 70/a, a metà strada tra Bassano e Marostica, c’è un «laboratorio boutique dove si lavora di testa e con le mani», tra ceramiche e abbigliamento. È il negozio di Chiara Sonda, 28enne bassanese. Non è un’artista, anche se così la si potrebbe definire vedendola a lavoro. Ma per lei è sbagliato. “Sbagliato” come il nome che ha scelto per il suo negozio. È una designer, ma anche una commerciante, anzi, per la precisione, ci spiega, è «commerciante di giorno e designer la notte».

Già da questa premessa si capisce che si ha a che fare con una persona che non si incontra tutti i giorni. Aggiungiamo appunto che nella sua attività ha messo assieme – e fa convivere elegantemente –  le passioni della madre (quella per l’abbigliamento), e del padre (quella per la ceramica). Ma dire che è una tradizionalista è sbagliato. È un’innovatrice. Aggiungiamo poi che ha fatto di uno scarto – quello avanzato e buttato via durante le lavorazioni della ceramica, quello che, per intendersi, per i ceramisti vecchio stampo è un pezzo “sbagliato” – un prodotto di design creativo e multifunzionale che ora è il suo cavallo di battaglia: la Chicca.

Ora vi spieghiamo.

Abbigliamento. La madre aveva un negozio di abbigliamento speciale, per taglie dalla 48 fino alla 64, rivolto molto anche al mercato estero. Chiara ha fatto esperienza con lei occupandosi della gestione del negozio e accompagnandola nelle fiere in Germania e Francia in cerca di campionari. Ora nel suo Negozio Sbagliato, che profuma di luogo armonioso senza tempo, si serve di quell’esperienza per accontentare anche le taglie più comuni servendosi della collaborazione di stilisti emergenti che lei stessa scova nelle fiere. Ma anche di realtà fortemente consolidate, come la Berto Industria Tessile, che fornisce grandi marchi come Chanel, «e che ha anche attenzione a piccole realtà emergenti e locali – sottolinea Chiara durante la nostra chiacchierata – come la mia: mi fornisce i tessuti, assieme sviluppiamo e creiamo modelli che puoi trovare solo qui. Ed essendo aziende che lavorano per l’alta moda, siamo sempre un po’ più avanti con le stagioni, quindi ho la possibilità di proporre alle clienti modelli innovativi in anteprima: non è facile, ma è una soddisfazione quando viene capito il valore del prodotto, che vendo però ad un prezzo diverso da quello di Chanel».

Ceramica. Il padre di Chiara, invece, ha un’azienda di ceramica a Nove dove lavora tutt’oggi. Chiara si è laureata nel 2011 all’Università di Design e Arte di Bolzano con un progetto di tesi di sperimentazione con il materiale ceramico. Tornata nel Vicentino, ha voluto lavorare per 6 mesi con gli artigiani del territorio (Nove, Cartigliano, Bassano), osservando, imparando e proponendo le sue intuizioni, come l’aggiungere materiali estranei alla composizione. Ma soprattutto da lì è nata la sua idea di recuperare gli elementi che loro buttavano via perché in esubero al pezzo, ovvero forme ad imbuto avanzate dagli stampi, per creare le sue ormai famose “Chicche” (chiudendo l’imbuto), ma anche le sue sorprendenti Astrolamp, lampade rotonde in ceramica composte da più “imbuti aperti” che anche diversi negozi e locali del centro di Bassano del Grappa – come il Danieli, il Tipic o il Color Caffè – hanno voluto esporre o fare propri in questi anni. «Trovavo che quello scarto fosse una forma carina, piacevole e recuperabile, senza preoccuparmi di che cos’era. Io agisco “a sentimento”. All’inizio devo dire che i ceramisti mi hanno un po’ deriso. Ma ora le Chicche piacciono molto. Si possono trovare anche in diversi negozi in Italia, ad esempio me le ha chieste il Funkytable di Milano, ma sono aperta anche ad altre collaborazioni con negozi che la pensano come me, che hanno il mio stesso concetto di vendita».

E, per non sbagliarci, ve lo lo descriviamo con le sue parole: «la mia è una bottega di una volta, ma con un’idea di ceramica non tradizionale e un’idea di abbigliamento consapevole, animata da un senso didattico, che vuole conquistare chi vuole capire come lavorano gli artigiani, cosa acquistano, chi l’ha fatto, come e perché». Insomma, in verità nessuno può farsi un’idea sbagliata del Negozio Sbagliato di Chiara Sonda perché ognuno può trovarci un po’ di sé in modo diverso, in base ai propri interessi: nel vestito che lo colpisce, nel contenitore creativo per arredare casa, o nel bisogno di abbandonarsi alla complessa arte della ceramica (pensare che sia facile è davvero sbagliato) lasciando a casa i pensieri. Sì, perché Chiara, a grande richiesta dei propri clienti, tiene anche corsi e laboratori per imparare a lavorare la ceramica e creare «a sentimento».

Testo: Elena Ferrarese
Foto: Marco Sartori

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