CineMachine | Lei

REGIA: Spike Jonze
CAST: Joaquin Phoenix, Amy Adams, Scarlett Johansson, Rooney Mara, Olivia Wilde, Chris Pratt, Brian Cox, Kristen Wiig
GENERE: Drammatico, fantascienza
DURATA: 126 minuti
DATA DI USCITA: 14 marzo 2014

Che cos’è l’amore? Penso che tutti abbiamo dato, nel corso del tempo, la nostra risposta a questa domanda. Una risposta, ovviamente, non univoca, che non è la medesima per ognuno di noi.
A grandi linee se ne possono riconoscere, nelle risposte, dei caratteri comuni, come il fatto che in essa alberghino sia i momenti più straordinari della nostra vita che i momenti in cui ci siamo sentiti terribilmente impauriti, spaventati, angosciati, quasi a perdere quasi totalmente la fiducia che riponevamo in quell’autentico sentimento.

L’amore, alle volte, ci fa stare talmente male che cerchiamo altre strade per stare di nuovo bene con noi stessi. È il caso di Theodore Twombly, curatore di lettere sentimentali, divorziato dall’unica persona che mai avesse amato.
Theodore scrive lettere d’amore per conto di altri. Li conosce, comprende il loro rapporto e impara le peculiarità di ognuno di loro. Scrive ed invia. Quell’amore che a lui è venuto meno, lo rivedere ogni giorno nel suo lavoro.  Non convinto ancora di lasciare la sua amata Catherine, Theodore si chiude, più o meno, in sé stesso.

Le tecnologie, sviluppate nel futuro distopico in cui la storia ci viene raccontata, permettono a Theodore di comunicare costantemente, attraverso un auricolare, con il suo computer. Un giorno, viene lanciato sul mercato un nuovo software senziente, denominato “OS One”, capace di ragionare e comunicare come un vero essere umano. La sperimentazione di questo nuovo programma, che si presenterà con il nome di “Samantha”, porterà, per un momento, fuori dalla deriva il nostro protagonista, conducendolo ad avere una relazione con quest’ultimo, in un primo momento dialogando profondamente su molte cose, fra cui il suo rapporto con Catherine, per poi avere anche delle vere e proprie copulazioni.

Questa è la storia di “Lei” di Spike Jonze, uscito negli Stati Uniti nel 2013 e giunto in Italia l’anno successivo. Non mi voglio spingere oltre su ciò che il film presenta e mi vorrei soffermare, invece, su ciò che il film rappresenta e partirei da questo dialogo tra Theodore e Samantha, in cui lui racconta della relazione con Catherine:

THEODORE: Lei veniva da un contesto in cui niente era mai buono a sufficienza e questo era un peso che la opprimeva, ma nella nostra casa era sempre viva l’idea di provare, di permettere all’altro di sbagliare e di emozionarsi per le cose … Questo per lei era liberatorio. Era emozionate vederla crescere; vederci crescere e cambiare insieme … Ma questa è anche la parte difficile … Crescere con lei, crescere senza di lei … Cambiare senza spaventare l’altro … Ancora oggi mi capita d’immaginare di parlarle … Riprendo vecchie conversazioni e mi difendo da qualcosa che ha detto di me.

SAMANTHA: Sì, capisco quello che vuoi dire! La settimana scorsa hai detto qualcosa che mi ha ferita, che non so cosa voglia dire perdere qualcuno … Mi sono ritrovata a ripensarci e poi ho capito che mi stavo semplicemente ripetendo che in me c’era qualcosa di sbagliato … Era una storia che stavo raccontando a me stessa … Mi ripetevo di non essere all’altezza … Non è interessante? Il passato è solo una storia che raccontiamo a noi stessi.

Come potete osservare, leggendo questo breve estratto, Samantha, pur essendo un programma, è capace di formulare un discorso non programmato, con domande e risposte ed è capace di far trasparire pienamente la sua emotività.
Dopo la rottura con Catherine, Theodore cerca in ogni modo di re-incollare i frammenti della sua sfera emotiva-affettiva. Vediamo l’enorme fragilità che tutti noi, compreso Theodore, celiamo, teniamo ben riparata da sguardi indiscreti, che spesso sono gli sguardi delle persone che sono a noi più vicine. Risulta allora più facile sfogare il nostro disappunto attraverso un mezzo “nuovo”, spasmodicamente più accettabile per noi e forse anche per gli altri. È ciò che molti fanno con un qualsiasi banalissimo accesso ad internet. Mandiamo messaggi nascosti, sottoscriviamo nei nostri post le nostre perturbazioni, senza mai venirne a capo, per poi, alla fine, ritrovarci ancora seduti, dentro casa nostra, a rimuginare su quanto la nostra vita si stia svuotando.

Poiché anche la tecnologia ha un limite, ovvero quello di non renderci mai veramente speciali come solo una persona può fare. Non crediate di essere profondi, divertenti o essere semplicemente speciali perché avete un normalissimo accesso ad internet. Anche Theodore scoprirà presto quanto in realtà il suo rapporto con Samantha sia un feticcio di ciò che in realtà lui vorrebbe riavere.
Il monito che questo film forse manda è una riapertura del genere umano alla comunicabilità di ciò che realmente si prova e non mediarlo attraverso altri canali che possono apparire molto soddisfacenti in partenza, ma che alla fine non sono nulla rispetto alla grandiosità di un semplice abbraccio, di una semplice conversazione con un’altra persone che riteniamo interessante, che ci piace per quello che è sostanzialmente.

È la tipica dicotomia tra “mezzo e fine”, ovvero quando portiamo la persona ad essere un mezzo attraverso cui proviamo piacere, ci sentiamo colmati dalle nostre paure e dai nostri dispiaceri. L’errore permane. Samantha è un mezzo, non è un fine e il protagonista non se ne accorge, come non ce ne accorgiamo noi. Forse Theodore potrà riavere questa possibilità. Forse non con Catherine, ma la sua storia avrà, per noi e per lui, un lieto fine. Su tetto di una palazzina, alle prime luci serali che salutano il giorno, affiancato da un’altra persona, anch’essa vittima di quella fragilità che è parte di tutti noi esseri umani e che ci rende imprescindibilmente ed autenticamente unici.
Non riduciamoci ad essere mezzi di qualcuno e non riduciamo le persone ad essere un mezzo per i nostri bisogni. Ciò che è definito “amore”, per me, non finisce mai, anche quando sembra che tutto ci sia rivolto contro. L’amore può mutare in innumerevoli modi. Theodore ora lo sa:

Cara Catherine,

Ho pensato tanto a tutte le cose per cui vorrei chiederti scusa; a tutto il male che ci siamo fatti; a tutto quello di cui ti ho accusata; a tutto ciò che avevo bisogno che tu fossi o dicessi… Ti chiedo perdono. Ti amerò sempre perché siamo cresciuti insieme e mi hai aiutato ad essere chi sono. Voglio che tu sappia che ci sarà sempre un po’ di te dentro di me e ti sono grato per questo. Chiunque tu sia diventata, in qualunque parte del mondo tu sia, ti mando il mio amore. Sei mia amica, per sempre.

Con amore, 

Theodore

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