Fuga dall’Ulss 7: in un anno 4 milioni di euro di costi in più a causa di chi si cura altrove

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La slide introduttiva della serata

2017, fuga dall’ospedale di Santorso. Per il direttore generale dell’azienda sanitaria altovicentina Giorgio Roberti, nell’ex Ulss 4 c’è una “mobilità passiva molto elevata”. Cioè sono tanti, troppi i residenti di Schio, Thiene e dell’area contermine che pur potendo andare a curarsi nell’ospedale locale scelgono altre Ulss. E poi all’azienda altovicentina (oggi Ulss 7 Pedemontana) arriva il conto. Il dg ha dato un po’ di numeri, nella serata informativa di giovedì al Lanificio Conte di Schio: “Nel 2016 il il totale della mobilità passiva è stato di 23 milioni di euro. Rispetto all’anno prima, per l’intera Ulss 7 il dato è peggiorato di circa 4 milioni di euro”.

All’assemblea, partecipata anche dai sindaci di Schio e Thiene (Valter Orsi e Giovanni Casarotto) oltre che dal presidente della conferenza dei sindaci Robertino Cappozzo, Roberti ha toccato altri punti “scottanti”: dai pazienti con cronicità “che oggi usano il 73 per cento delle risorse” al rischio di chiusure di reparti a causa dei nuovi standard nazionali, fino al tema della presunta “fuga” dei primari.

MOBILITA’: “I dati negli anni sono peggiorati”

Davanti a quasi 500 persone, Roberti ha sottolineato come nei prossimi mesi l’azienda di Schio-Thiene-Bassano-Asiago (come tutte le aziende sanitarie venete, in conseguenza della riforma e in concomitanza con la promulgazione delle linee guida regionali) andrà a costruire l’atto aziendale. “Penso che questa fase si chiuderà non prima di ottobre. L’atto aziendale toccherà anzitutto le attività amministrative: con un’azienda unica è inevitabile una razionalizzazione”. Per quanto riguarda invece la componente sanitaria, il dg ha approfondito con numeri e dati il tema delle mobilità, da e verso i territori delle due ex Ulss 4 di Thiene e Ulss 3 di Bassano. “Il cittadino è libero di decidere dove andarsi a curare, ma ovviamente se va in un’altra Ulss per l’azienda è una mobilità passiva. Per noi è un costo nel conto economico del bilancio. Per il 2016, nell’ex Ulss 4 il totale è meno 23 milioni di euro. Di questi, 16 milioni di euro riguardano ambiti che la nostra azienda eroga: vuol dire che la differenza fra 16 milioni e 23 è una mobilità fisiologica, perché noi non abbiamo più servizi come la cardiochirurgia e la neurochirurgia quindi per forza i nostri cittadini vanno altrove. Quei 16 milioni di euro però no, teoricamente non dovrebbero nemmeno esserci”. La tendenza degli abitanti dell’Ulss 7 (quindi sia nell’Alto Vicentino che nel Bassanese) a curarsi altrove si è accentuata nel tempo. “I dati negli anni sono peggiorati – ha specificato Roberti – nel 2016 complessivamente siamo peggiorati di 4 milioni di euro rispetto al 2015. Sono un sacco di soldi”. Per il dg questo è un tema che apre “una serie di riflessioni. Non è una cosa che si è creata in poco tempo e non si risolverà in poco tempo”. La specialità per cui più gli altovicentini vanno altrove è ortopedia e traumatologia (meno 7,4 milioni di euro per le casse dell’Ulss, secondo i dati diffusi giovedì sera), seguita da chirurgia generale. “E’ chiaro che noi useremo tutti questi dati per programmare meglio e far sì che ci siano servizi migliori. Sappiamo esattamente quanto va fuori, e dove. Ad esempio per l’ortopedia si va su Vicenza e Arzignano: non si spiega – ha insistito il dg – quando consideriamo che nel complesso dell’Ulss 7 abbiamo quattro Ortopedie, di cui due a Santorso, una ad Asiago e una a Bassano”.

CRONICITA’: “Il 22% della popolazione consuma il 73% delle risorse”

Il direttore generale ha toccato anche il tema del futuro dei servizi sanitari nell’area. “La riduzione di posti letto è avvenuta anche in altre realtà. Non possiamo ragionare dicendo che “l ospedale è importante se ha tanti posti letto”. Nel tempo, i posti letto conteranno sempre meno. Ci dovrà sempre essere un numero minimo, è ovvio, ma conteranno di piu i servizi dati al territorio. Che vanno resi sostenibili”. Roberti ha diffuso una serie di dati: “Il 22 per cento della popolazione dell’Ulss ha più di 65 anni. Con tutta una serie di problematiche. Siamo passati dal 18 per cento del 2002 al 22 per cento oggi. Le previsioni europee ci dicono che fra il 2045 e 2050 qusta percentuale sarà del 33 per cento. Oggi, sul cento per cento della popolazione dell’Ulss, noi scopriamo che il 22 per cento impiega il 73 per cento delle risorse. Chi ha patologie croniche come diabete e scompensi cardiaci, soprattutto gli anziani, “mangia” i due terzi: vuol dire – ha detto il dg – che in futuro il problema più importante sarà la cronicità e non le malattie acute”. Secondo Roberti quindi l’ospedale “resterà importante, ma lì si cercherà di curare e far guarire in tempo sempre più breve, mentre dovremo lavorare sempre di più nei servizi derivanti da patologie croniche. Persone che richiedono in un lungo arco di tempo interventi continui: questa sarà la sfida del futuro”.

RISCHIO CHIUSURE “Con la nuova legge di stabilità è obbligatorio il confronto con gli indicatori nazionali”

Il dg ha approfondito le nuove normative che potrebbero condurre a chiusure di reparti, in caso il numero di interventi e prestazioni non rispecchi gli standard nazionali. “Il Programma Nazionale Esiti è un piano che misura una serie di indicatori che riguardano principalmente gli ospedali – ha riassunto Roberti – fino al 2016 non aveva un impatto cogente, serviva come confronto per capire “dove” migliorare, guardando agli indicatori nazionali. Con la legge di stabilità del 2016 però le cose sono cambiate. Con la crisi ci sono meno risorse rispetto al passato, quindi dal 2017 verrà fatta una verifica su 21 indicatori che verranno accertati in tutte le aziende ospedaliere. Da quest’anno noi verremo misurati sulla base di questo: quello che cambia è che non avremo più la scelta di migliorare “volontariamente”. Se non riesco a restare in una percentuale di valutazione medio bassa con volumi importanti, devo presentare un piano di rientro, dimostrando allo Stato come rientrerò. Altrimenti vengo commissariato”. Il direttore generale ha presentato l’esempio degli interventi chirurgici per tumori alla mammella: lo standard nazionale prevede che ce ne siano, nei reparti dove si svolgono, almeno 150 all’anno. “Se vado sotto rischio di vedermi chiudere una struttura. Ebbene, per questo tipo di interventi sia a Santorso che a Bassano oggi siamo di poco sopra al limite”.

PRIMARI “Non sono qui per dare buone notizie”

Incalzato anche dalle domande del pubblico e di alcuni consiglieri comunali presenti alla fine della serata Roberti ha precisato di “non essere venuto qui a dire che va tutto bene, anzi. Si è visto dai dati che ho riportato che non va tutto bene e non abbiamo la bacchetta magica per risolvere i problemi. Comunque – ha detto rivolto alla sala – riscontro una grande tensione verso l’argomento che voi chiamate l’ospedale. A me non piace chiamarlo così, preferisco parlare di azienda. La fusione per incorporazione è un meccanismo tecnico che prevede che ci sia una realtà che ingloba l’altra. Che sia l’una o l’altra, nessuna delle due è dominante. Io almeno non ragiono così. Ho sentito parlare di primari. Voi siete liberi di parlare con chi volete. Mi stupisco che ci siano così tanti dipendenti che parlano male dell’ospedale in cui lavorano, in un’azienda che è sempre stata ai primi posti con buone performance. Bisogna informarsi bene prima di dire che un primario è qui o altrove: magari sta solo partecipando a un concorso. Teniamo poi presenti i numeri sulla mobilità di cui abbiamo detto: certi personaggi ci portano dei costi mostruosi”.

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