Running For Rangers. Le nostre interviste esclusive – Matteo Parise

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Vi avevamo parlato nelle scorse settimane dell’iniziativa di un gruppo di ultrarunner vicentini che ad agosto andranno in Kenya per correre una gara benefica di 230 chilometri. Un’iniziativa, Running For Rangers, di cui siamo fieramente media partner.
Proseguiamo il giro di interviste ai quattro ragazzi che correranno questa gara estrema, cercando di capire le motivazioni che li hanno portati a partecipare.

Intanto vi ricordiamo come donare e contribuire al progetto:
Si può fare una donazione al seguente link → https://www.gofundme.com/running-for-ranger-italia. Si tratta di una piattaforma online certificata e totalmente sicura, usata per raccogliere fondi per le esigenze più disparate.

Oggi è il turno di Matteo Parise

Quali sono le tue personali motivazioni per aderire ad un progetto simile di sport e solidarietà? Non stiamo parlando di poca cosa, correre 230 chilometri nella savana keniana…
Sicuramente questa volta la semplice performance sportiva lascia un ampio spazio a quello che diventa un progetto di solidarietà, quindi mi pare di aver messo leggermente da parte quello che è il puro agonismo e la tensione che è normale provare prima di una gara, dando a punto spazio ed energie per dare il meglio nella raccolta fondi per questo fantastico progetto.
Restano sempre comunque 230 km e quindi ci vuole sempre una motivazione personale e un allenamento non da poco, e per questi due fattori appunto non posso chiedere aiuto alle altre persone, come posso fare a livello economico, ma devo cercarli solo dentro di me.

Sicuramente avrai approfondito la conoscenza del tema bracconaggio in Kenya durante gli ultimi mesi. Che idea ti sei fatto? L’opinione pubblica europea è sufficientemente sensibile? 
Come in tutti i temi che non riguardano strettamente interessi politici o economici, l’opinione e la diffusione di certe notizie del genere sono sempre tralasciate e dimenticate. Ovviamente è un tema serio, che forse neanche noi abbiamo ancora capito quanto totalmente. Come faccio a spiegare ai miei figli che tutti gli animali che vedono leggendo o guardando “il libro della giungla” sono estinti? Bah, forse farò come hanno fatto i miei genitori a spiegarmi che i dinosauri sono scomparsi e posso vederli solo in qualche riproduzione fatta al computer. Basta pensare che qualche settimana fa c’e stato un alluvione in Kenya che ha causato più di 3000 morti e ha lasciato senza casa quasi mezzo milione di persone; per caso voi avete sentito qualcosa ai telegiornali, giornali o siti di tutto il mondo?

Che tipo di preparazione atletica e mentale stai seguendo? In Africa troverete delle condizioni climatiche a cui probabilmente non siete abituati.
Beh partiamo dal presupposto che partecipo tutto l’anno a competizioni di endurance tra scialpinismo, triathlon e corsa in montagna. Questa sfida però avrà un fattore in più rispetto al solito: è una gara a tappe. Quindi dopo aver corso per 40 o 50 km devo pensare che domani ne ho altrettanti da fare, quindi grazie al nostro preparatore Marco Facci stiamo lavorando proprio su quello. Altra differenza sarà che correremo ad una quota tra i 2000 e i 3000 metri e ci sarà un terreno completamente diverso rispetto alle nostre montagne: noi siamo abituati a macinare tanti metri di dislivello, salite ripide nelle quali camminare e discese da paura. Là invece sarà tutto molto più piatto, corribile, e quindi necessita di una preparazione molto diversa, più legata alla pianura che alla salita forse.


Quale messaggio ti senti di lanciare a tutti coloro che attraverso il nostro portale seguiranno la vostra avventura?

Mi sento di chiedere un aiuto. Un aiuto perché quello che facciamo sicuramente è anche una nostra passione, ma lo scopo stavolta è nobile. Pensate che ogni giorno, durante la corsa, le gambe di ognuno di noi staranno chiedendo alla testa di mollare, perché il nostro corpo funziona cosi. E avere una lotta del genere dentro di noi per 230 km è una sfida impressionante. La sfida non sarà vincere o perdere la gara, ma semplicemente fare il meglio per onorare questa causa e per far si che tutto questo enorme sforzo fisico e mentale abbia valso la pena per aiutare qualcuno.