Un ponte fra la Sierra Leone e Amatrice, grazie alla “prof” Maria Teresa Nardello

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Un ponte fra il vicentino e la Sierra Leone e un altro fra la Sierra Leone e Amatrice. A costruirli, entrambi, è una “prof” di Schio in pensione, una persona davvero speciale: Maria Teresa Nardello, che da quindici anni vive a Lakka, periferia di Freetown, la capitale della Sierra Leone.

La scuola che Maria Teresa ha fondato lì è sostenuta da Vinus – onlus enogastronomica con sede a Thiene fondata e animata da Stefano Bertuol -, che ha organizzato la settimana scorsa a Villa Godi Malinverni una serata (video) con vini d’alta quota e la testimonianza dell’alpinista Mario Vielmo. Una serata benefica in favore di Amatrice, nel corso della quale è stata raccontata anche la solidarietà dei ragazzini di Lakka verso i loro coetanei di Amatrice. Infatti, venuta a conoscenza della serata benefica di Vinus, Maria Teresa, donna intraprendente e piena di risorse, ha pensato bene di parlare del terremoto in Centro Italia ai ragazzini che frequentano la classe sesta (la nostra prima media) nel suo centro. E da lì è partito uno straordinario gesto di solidarietà da parte dei ragazzini sierraleonesi,  “a testimonianza del fatto che l’intelligenza, la sensibilità e la bontà d’animo non si comprano in nessun negozio” sottolinea Stefano Bertuol.

 

I bambini di Lakka in aiuto di quelli di Amatrice

A raccontare cosa è successo è la stessa Maria Teresa. “Anche noi qui a Lakka abbiamo parlato del terremoto: non è stato facile spiegare quanto è avvenuto nella nostra bella Italia: senza televisione, senza giornali, né altro materiale esplicativo… E’ stata veramente un’impresa. Ma quando ho parlato dei bambini che hanno perso tutto, che non tornano nelle loro scuole, che non possono dormire nelle loro case, subito è scattato qualcosa”.

Per far capire cos’è un terremoto (fenomeno sconosciuto nel continente africano), la “prof” vicentina ha usato con gli alunni una similitudine: “anche loro, due anni fa, durante l’epidemia di ebola, hanno perso qualche amico o parente, per mesi non sono usciti di casa per il contagio, né hanno potuto frequentare la scuola e giocare nella spiaggia vicina”.

I ragazzi allora hanno capito cosa stavano passando i loro coetanei italiani e hanno scritto due letterine: “In esse – spiega la Nardello –  esprimono la loro sympathy, comprensione, solidarietà nei confronti di tutti i loro amici dei paesi toccati dal terremoto. Tutti per alcuni giorni hanno ridotto il loro lunch (non si poteva rinunciare a tutto il lunch, dato che per alcuni è l’unico della giornata!!!!) e abbiamo raccolto ben 750 mila leoni, l’equivalente di 100 euro. Ho chiesto a Stefano Bertuol di aggiungerli alle offerte che porterà a Natale e di scegliere una prima media. Magari può  mandarci una loro foto e comprare tanti palloncini con i nostri auguri di dimenticare presto quanto accaduto. L’Africa insegna: il sorriso vince ogni paura”.

 

Una grande donna

72 anni, Maria Teresa Nardello è una di quelle donne straordinarie figlie di questo Veneto che non si tira mai indietro.  Dopo la laurea in Lettere all’Università di Padova, ha insegnato per anni nelle scuole medie di Marano Vicentino e di Schio, viaggiando molto, soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo e in particolare in Brasile, cercando ovunque di portare aiuto e solidarietà. Nel 2003 è arrivata in Sierra Leone, da dove ritorna solo alcuni mesi durante a stagione delle piogge, d’estate.

“Quando sono arrivata qui – racconta  – era da poco finita una crudele guerra civile, durata dodici anni. Il paese era distrutto, preda della miseria, della povertà, dell’analfabetismo, delle malattie e nella totale mancanza di servizi come luce, acqua e strade”.

Allora, nel Centro St. Michael a Lakka, poco lontano dalla capitale Freetown, padre Bepi Berton – missionario saveriano nato a Marostica, presente in Sierra Leone dal 1971 e mancato tre anni fa – si era fatto carico di raccogliere i disperati che nessuno voleva: disabili, ex bambini soldato, orfani e famiglie che non potevano o non volevano ritornare nei villaggi, perché distrutti o perché non c’era lavoro. Le donne e i bambini sono infatti anche oggi le vittime principali della povertà in cui versa il paese, come tragicamente dimostrano i tassi di mortalità, tra i più alti al mondo. Nelle periferie di Freetown i problemi ed i bisogni riguardano tutti i settori: dall’assistenza sanitaria alla possibilità di istruzione, dal tasso di disoccupazione altissimo al degrado sociale dei nuclei familiari, dall’alto livello di violenza alla pressoché totale mancanza di servizi.

A questa situazione già drammatica si è aggiunta la tragedia degli ex-bambini soldato, ragazzini rapiti dai ribelli nel corso di incursioni e stragi nei villaggi e costretti con ogni sorta di violenza a combattere e uccidere: sono stati tremila quelli che sono stati salvati e reinseriti nella società sierraleonese da padre Berton.

E’ in questo contesto che Maria Teresa ha iniziato a radunare i numerosi bimbi, facendosi aiutare proprio da quei giovani che, in cambio della loro collaborazione, hanno potuto riprendere gli studi, interrotti per la guerra. “Nel 2010 la situazione politica ed economica della Sierra Leone stava lentamente migliorando, ma molte famiglie del villaggio di Lakka continuavano a vivere in abitazioni provvisorie, senza occupazione e spesso senza la ciotola di riso quotidiana e i soldi per le medicine. E’ stato per questo che ho deciso di costruire un edificio per ospitare i bambini più poveri nella Preschool and Primary School e per questo ho fondato l’associazione locale Carry, riconosciuta dalle autorità della Sierra Leone”.

 

La St. Catherine School

E’ nata così la St. Catherine Catholic Pre e Primary School di Lakka, col patrocinio della missione cattolica, dell’associazione Scotia Aid, in accordo con le autorità locali e con l’aiuto delle varie organizzazioni, “ma anche di molte persone care – spiega Maria Teresa – che mi sostengono in mille modi, tante anche dal vicentino. La scuola porta il nome Caterina, in ricordo di mia madre. La frequentano oggi circa 250 bambini dai 3 ai 12 anni, diventeranno 300 quando saranno finite le aule per la quarta, quinta e sesta classe, ma ci occupiamo anche dei corsi di alfabetizzazione per gli adulti. All’inizio era fatta di mattoni di fango ed era un’ unica aula con più di 40 bambini, senza servizi igienici e senza acqua. Oggi l’edificio è composto da un asilo per quasi 100 bambini , tre aule per le classi prima, seconda e terza , due uffici ed una guest house con servizi igienici ed infermeria e stiamo ultimando, grazie alla soldarietà ti tanti amici italiani, le tre classi mancanti”.

Maria Teresa si occupa delle costruzioni, dello stipendio degli insegnanti, della gratuità della scuola per i più poveri e per i ragazzi provenienti da famiglie numerose, delle tasse dei 5-6 studenti più meritevoli e della salute di tutti. “Io non mi trascuro – ci dice – sono una roccia, ma quando torno a casa, normalmente a giugno, devo sempre passare al reparto delle malattie tropicali dell’ospedale di Negrar, a Verona”.  Maria Teresa è anche una donna di lotta. “Lotto contro quelle che secondo me sono le ingiustizie della cultura locale: le mutilazioni genitali femminili, o le violenze in famiglia. Ad esempio mi sto occupando di una ragazzina ustionata dalla madre al volto con l’olio bollente perché rubacchiava, o di un’altra cacciata di casa perché incinta a tredici anni”.

“La corrente elettrica pubblica? Non c’è con continuità – spiega Maria Teresa -. Il mare e la spiaggia sono la nostra palestra, il nostro spazio libero, per i sogni… Sono territorio da esplorare, da cui partire, dove ritrovarsi per il Natale, il Capodanno, fonte di vita e lavoro. Per l’acqua da bere e cucinare, nella scuola, abbiamo costruito una cisterna aerea, rifornita dalla diga pubblica. I Sierraleonesi sono gente allegra, ben disposta, ingegnosa. Sono veri artisti nell’arte di arrangiarsi”.

Maria Teresa tornerà nel vicentino a giugno dell’anno prossimo, come ogni anno, per rivedere parenti e amici e per tenere stretto quel legame di solidarietà che unisce quella terra d’Africa al vicentino.

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