Dopo 70 anni un nuovo guardiano per il Pasubio

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Alberto Bosa al lavoro sul campo

Sono passati tanti anni da quando la sommità del Monte Pasubio ha perso il suo Custode. Ancora oggi sul cucuzzolo del Cogolo Alto si possono vedere i resti della casermetta dove abitava il silente e solitario guardiano della montagna sacra. A più di 70 anni di distanza però qualcosa cambia: Alberto Bosa, 28enne esperto di storia e alta quota, vuole prenderne il posto. “Si – dice – mi piace pensarmi come il nuovo Custode del Monte Pasubio”.

Nel 1922 una legge nazionale dichiarò la sommità del Pasubio “zona sacra”, unica in Italia assieme a quelle del Grappa, San Michele e Sabotino. Si fece quindi necessario predisporre una figura disponibile a svolgere la mansione di guardiano di questa nuova area protetta, anche alla luce della grande quantità di materiale bellico ancora presente sul terreno, spesso oggetto di furto e danneggiamento. La zona, delimitata da 31 cippi ancor oggi visibili, comprende le posizioni del Palon e del Dente Italiano. Fu per anni controllata e vigilata dal Custode, figura che però con l’andar degli anni sparì.
Quest’oggi però un giovane recoarese pieno di idee e di passione riporta l’attenzione alla sommità del Pasubio. “Sono un accompagnatore di media montagna certificato ed esperto di storia della Prima Guerra Mondiale – dice Bosa – ho deciso di fare di questo il mio lavoro: accompagnare le persone sui luoghi che hanno segnato la storia del nostro Paese”.
Nei weekend da giugno ad ottobre quindi in cima al Pasubio è possibile beneficiare di un servizio di guida turistica, opera che per la prima volta viene proposta con professionalità e conoscenza. Una nuova opportunità per andare a fondo sulla storia del territorio. “Sarò disponibile per tutti quelli che desiderano sapere cosa è successo su questa montagna – prosegue – qui si è scritta una pagina importantissima dell’Italia che ancora troppo pochi conoscono. Il Pasubio è stato uno dei capisaldi italiani per tutta la Prima Guerra Mondiale – conclude – una delle poche cime su cui non si è mai indietreggiato. Voglio diffondere questa cultura, come un custode della storia di questo meraviglioso spazio”.

 

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