Perseguita la compagna anche davanti alla figlia piccola, arrestato 27enne

Era un incubo fatto di continui appostamenti, minacce e ansia perenne, quello vissuto da una donna per mesi persino davanti agli occhi di una bambina piccola. La fine del calvario è arrivata nei giorni scorsi, quando i Carabinieri di Barbarano Mossano hanno arrestato il suo persecutore, un uomo di 27 anni residente a Noventa Vicentina, già noto alle forze dell’ordine, con il quale la donna aveva avuto una relazione. Per il giovane si sono aperte le porte del carcere di Vicenza per stalking.

La vicenda comincia nell’estate del 2025, quando la donna decide di interrompere la relazione sentimentale. Da quel momento la sua vita si trasforma in una prigione con l’ex compagno che non accetta la fine del rapporto e comincia a perseguitarla. Una spirale di telefonate, minacce incessanti e ossessivi appostamenti sotto la nuova abitazione dove la vittima cercava di rifarsi una vita. A rendere la situazione ancor più grave e allarmante è stata la presenza in più occasioni di una minorenne, costretta ad assistere a condotte intimidatorie capaci di generare un profondo stato di paura e prostrazione psicologica.

A ottobre 2025, esasperata e spaventata per la propria incolumità e per quella della figlia, la donna ha trovato il coraggio di denunciare lo stalking ai Carabinieri di Barbarano Mossano e da quel momento sono scattate indagini delicate e capillari. I militari dell’Arma hanno ricostruito minuziosamente ogni episodio, raccogliendo un quadro solido e inequivocabile. Valutata la pericolosità e la reiterazione dei comportamenti dell’uomo, Il GIP ha quindi disposto la custodia cautelare in carcere. L’uomo è stato rintracciato a Noventa Vicentina durante i servizi di controllo del territorio. Dopo le formalità di rito in caserma è stato portato nella Casa Circondariale di Vicenza.

A margine dell’operazione, i Carabinieri hanno rinnovato con forza l’invito a tutte le persone che si trovano a essere vittime di violenze, minacce, molestie o persecuzioni a rivolgersi con tempestività e fiducia alle Forze dell’Ordine. Denunciare ai primi segnali di pericolo è l’unico modo per spezzare la catena dei soprusi e attivare i protocolli di tutela a salvaguardia della propria e dell’altrui incolumità.

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