Guerra all’Iran: Trump potrebbe decidere nelle prossime ore di riprendere gli attacchi

Dopo la missione in Cina, Donald Trump potrebbe decidere nelle prossime 24 ore se riprendere gli attacchi contro l’Iran, visto lo stallo dei negoziati. Il tycoon potrebbe convocare il suo più stretto gruppo di consiglieri per prendere una decisione definitiva secondo l’emittente israeliana Channel 12. Secondo un alto funzionario israeliano, citato da C12, “la ripresa dei combattimenti è imminente” e Israele si sta preparando alla possibilità di “giorni o settimane di scontri”.

Intanto la missione iraniana presso le Nazioni Unite non ha preso bene l’annuncio da parte degli Stati Uniti e di alcuni Stati del Golfo Persico di una bozza di risoluzione all’Onu per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. “Qualora gli Stati Uniti dovessero innescare una nuova escalation, tutti gli Stati co-firmatari condivideranno la responsabilità internazionale, insieme a Washington, per le conseguenze”, ha dichiarato la missione venerdì sera. “Nessuna scusa politica o copertura diplomatica può assolvere questi Paesi dalla responsabilità di aver facilitato, permesso e legittimato l’aggressione statunitense. Gli Stati Uniti – ha aggiunto la missione – stanno cercando di sfruttare il numero dei cosiddetti co-firmatari della loro bozza di risoluzione, politicamente motivata e unilaterale, per creare una falsa immagine di ‘ampio sostegno internazionale’ alle loro azioni illegali in corso e per spianare la strada a ulteriori avventure militari nella regione”.

In una lettera indirizzata al Papa il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, ha elogiato le “posizioni morali, logiche e giuste” di Leone XIV sull’attacco. Pezeshkian ha quindi esortato le nazioni del mondo a contrastare le richieste “illegali” di Washington. “L’aggressione israelo-americana ha provocato l’assassinio dell’Ayatollah Khamenei, di importanti figure politiche e militari e di 3.468 cittadini, con ingenti danni a scuole, università, ospedali, luoghi di culto e infrastrutture. Si tratta di chiari crimini di guerra”.

Partiti da Augusta, in Sicilia, i due cacciamine italiani Rimini e Crotone, che potrebbero intervenire per liberare lo Stretto di Hormuz una volta che si raggiungerà un accordo di tregua. Dovrebbero impiegare circa tre settimane per raggiungere inizialmente Gibuti. A determinare i tempi della navigazione saranno le condizioni metereologiche. Non è escluso, in futuro, l’invio di altre navi.