Iran colpisce lo stretto di Hormuz. Meloni: “Italia non in guerra”

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Almeno tre navi sono state colpite oggi nei pressi dello Stretto di Hormuz, diventato il principale punto strategico della guerra in Medio Oriente in quanto è uno dei più importanti crocevia mondiali per il greggio. I pasdaran avrebbero dichiarato che le navi che voglio passare attraverso il chokepoint persico devono prima “chiedere e ricevere il permesso”. Intanto il presidente francese, Emmanuel Macron, aprendo la videoconferenza dei leader del G7 sulla crisi in Medio Oriente, dichiara che è un imperativo ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz il più presto possibile.

Le forze armate degli Stati Uniti hanno intanto colpito oltre 5.500 obiettivi in Iran, tra cui missili balistici e più di 60 navi della Marina iraniana. Teheran, da parte sua, afferma di aver effettuato attacchi su larga scala contro obiettivi statunitensi e israeliani in particolare le infrastrutture energetiche dei Paesi del Golfo. Un drone Shahed, dai video che circolano sul web, avrebbe impattato con le cisterne di stoccaggio del petrolio presenti nei pressi del porto di Salalah, in Oman, causando un incendio.

I 32 Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia hanno concordato all’unanimità di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio attingendo alle loro riserve di emergenza. “Una decisione presa per affrontare le perturbazioni dei mercati petroliferi causate dalla guerra in Medio Oriente” annuncia la stessa Aie. Si tratta di un volume record, più del doppio rispetto ai 182 milioni di barili rilasciati dai Paesi membri dell’agenzia dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

Si sono concluse a Palazzo Madama le comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. L’intervento della presidente del Consiglio ha riguardato i principali dossier internazionali, inclusa la crisi in Iran. A seguire si è tenuta la discussione generale con gli interventi delle opposizioni, poi la replica della presidente del Consiglio e infine il voto delle risoluzioni.

“Non siamo in guerra e non ci vogliamo entrare. Considero fondamentale l’unità dell’Occidente, non perché utile agli Stati Uniti ma perché è necessaria per noi, almeno fino a quando l’Europa non avrà concluso un percorso – iniziato troppo tardi – relativamente alla sua autonomia strategica” sottolinea Meloni e si dice disponibile a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi. Poi, entrando nel merito del conflitto, ha spiegato che questa è una crisi tra le più complesse della storia recente e che quindi servono responsabilità, lucidità e rapidità nelle decisioni.

L’intervento della premier è arrivato a 12 giorni dall’inizio della guerra. Secondo i partiti di minoranza si è trattato di una scelta tardiva, tanto che hanno accusato a più riprese Meloni di “scappare” dal Parlamento e affidare le sue riflessioni a interviste o “monologhi” sui social. La replica di Meloni: “Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese. Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia dell’impegno portato avanti in questo delicato quadrante della geopolitica e che abbiamo intensificato in questi giorni”.