Trump sospende l’attacco all’Iran: “In corso negoziati seri”

I colloqui sono “seri” ma dietro la volontà di negoziare aleggia lo spettro di un nuovo attacco su vasta scala. Donald Trump è sul punto di riprendere i raid sull’Iran (un nuovo attacco programmato era previsto per oggi) quando i Paesi del Golfo lo “invitano” a sospendere ogni operazione per “seri colloqui in corso”.  Una decisione arrivata dopo le pressioni diplomatiche di Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, convinti che i negoziati possano ancora sfociare in un accordo accettabile sia per Washington sia per gli altri Paesi della regione. Il leader della Casa Bianca però avverte di essere pronto a sferrare in qualunque momento ‘un assalto su vasta scala’ contro Teheran nel caso in cui non venga raggiunta un’intesa accettabile. Poi, nel corso di un evento alla Casa Bianca, aggiunge: “Ho rimandato” l’attacco all’Iran “per un po’. Si spera, forse per sempre”.

Per il presidente Usa il punto imprescindibile dell’eventuale intesa il divieto assoluto per l’Iran di dotarsi di armi nucleari.
L’annuncio riflette anche il malcontento della Casa Bianca per il perdurare dello stallo nei negoziati e per la nuova proposta iraniana articolata in 14 punti, giudicata insufficiente dall’amministrazione americana.

L’ultima proposta d’intesa trasmessa da Teheran a Washington prevede tre elementi principali: la rimozione delle sanzioni internazionali contro Teheran, il rilascio dei beni iraniani congelati all’estero e la fine del “blocco” economico imposto al Paese. Il piano contempla inoltre la conclusione del conflitto su tutti i teatri regionali, incluso il Libano. Lo riporta Sky News Arabia, citando il vice ministro degli Esteri iraniano.

E mentre il ministro degli Esteri iraniano Araghchi afferma che i comportamenti “contraddittori ed eccessivi” degli Stati Uniti sono un “serio ostacolo” alla diplomazia, da Teheran arriva anche la smentita a recenti affermazioni di Trump relative alla distruzione delle capacità di difesa dell’Iran. Il portavoce del Ministero della Difesa iraniano fa sapere che una parte significativa della potenza militare del Paese non è ancora stata impiegata e che “l’asse della resistenza è ora più unito e forte che mai”.