Lavoro e maternità per Sara Scolaro, artigiana della cosmesi: “Essere mamma non esaurisce ciò che sono”

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Maternità e lavoro (e quale lavoro?) sono un binomio critico per la quasi totalità delle donne: come conciliare aspirazioni, necessità familiari e esigenze professionali? E’ possibile trovare un equilibrio? E a quale prezzo? Il risultato, infatti, il più delle volte è un vero e proprio atto di resistenza umana, oppure, al contrario, una resa alle esigenze di altri, che si tratti del figlio, della famiglia e del datore di lavoro. Con l’enorme e ingombrante corredo, in ogni caso, di sensi colpa.

A Libera – la trasmissione radiofonica di Martina Polelli a Radio Eco Vicentino realizzata grazie al supporto di Siggi Group – ha porta la propria esperienza, su questo tema, Sara Scolaro, chimica e titolare del laboratorio di benessere Atelier Nativa a Marano Vicentino: un luogo dove ci si lascia guidare dal rigore della ricerca, dalla creatività e da un forte bisogno di sostenibilità.

Sara ha tre figli e una laurea in chimica. Lavorava in un’azienda ma le necessità di prodotti che non irritassero la pelle del suo figlio maggiore l’ha spinta a iniziare in casa l’autoproduzione di saponi. “Quando sono tornata da quella prima maternità, mi son trovata di fronte a un mobbing abbastanza pesante e mi fu detto chiaramente che il problema è che avrei potuto metterli di fronte in futuro a una nuova gravidanza. Alla fine son stata messa nelle condizioni di cambiare lavoro”.

Ascolta “L’equilibrio tra maternità e carriera con Sara Scolaro” su Spreaker.

Sara trova un altro impiego, ma lavoro e maternità significa anche fare i conti, a volte, con parecchi ostali e persino con la poca alleanza fra donne. “Avrei potutto lottare contro questi mulini a vento, ma dopo la seconda gravidanza, gemellare, ho scelto di fare un percorso interiore e puntare sui miei talenti. Perchè diventare mamme non significa non essere più donne. Io voglio essere tutto, che tutte le mie dimensioni coesistano. Ho capito che in quel contesto, non era possibile e mi son licenziata”. Sara è convinta: “Non siamo fatte per vivere sole nelle nostre case con i nostri bambini: la realtà è che questo modo di vivere la maternità porta molta solitudine”. Così, quando i due gemelli hanno due anni, Sara si sente pronta alla sfida di mettersi in proprio per fare quello che le interessava: realizzare i propri talenti e le proprie aspirazioni.

Sono cinque le suggestioni che la chiacchierata con Sara Scolaro ha messo in luce. La prima è che l’equilibrio fra maternità e lavoro non è un punto di arrivo e non si trova una volta per tutte: cambia nel tempo, con l’energia, con i contesti e con le fasi della vita. Pensarlo come qualcosa di fisso rischia di far sentire sempre in difetto. Il secondo è che non tutte le scelte sono davvero libere: molte decisioni legate al lavoro e alla maternità, infatti, non nascono da un desiderio, ma da una necessità e quando il sistema non accoglie, le scelte diventano adattamenti forzati. La terza suggestione riguarda il fatto che il lavoro è anche identità: per molte donne il lavoro non è solo reddito, ma una parte fondamentale del proprio essere e diventare madri non significa smettere di essere tutto il resto.

Ancora, l’esperienza di Sara Scolaro evidenzia come, a un certo punto della propria vita, la scelta venga prima di tutto: quando il desiderio di un figlio c’è, rimandarlo all’infinito può diventare un peso e aspettare che tutte le condizioni siano perfette spesso significa non farlo affatto. Infine, va ricordato anche il cambiamento non è individuale: non serve essere invincibili per tenere insieme tutto, ma servono contesti flessibili, relazioni che sostengono e responsabilità condivise.

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