Permessi di soggiorno con lavori fittizi: coop edili nei mirino della Finanza

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L'edificio sequestrato a Montecchio Maggiore

Evasione fiscale e falsi permessi di soggiorno con cooperative fittizie: è quanto hanno scoperto la guardia di finanza della tenenza di Schio, che ha sequestrato nei giorni scorsi nel vicentino e nel rodigino beni per un totale di 55 mila euro all’interno di un’operazione che ha stanato società cooperative di lavori edili, gestite da un cittadino bengalese senza pagare imposte e contributi. L’uomo rilasciava pure buste paga riferite a rapporti di lavoro fittizi, utilizzate poi per ottenere il rilascio dei permessi di soggiorno ai finti lavoratori. Scoperto anche un matrimonio fittizio, celebrato sempre allo scopo di ottenere permessi di soggiorno.

Con l’operazione “Sunshine” negli scorsi giorni i finanzieri del nucleo mobile della tenenza di Schio hanno così dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso da Barbara Maria Trenti, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vicenza, mettendo i sigilli – sino alla concorrenza di 53.170 euro – a conti correnti, sette veicoli e tre immobili dislocati nelle provincie di Vicenza e Rovigo.

Il provvedimento era finalizzato alla confisca del profitto del reato di occultamento di documenti contabili ed è stato emesso nel contesto delle investigazioni coordinate dal sostituto procuratore Barbara De Munari.

Grazie ad articolate indagini di polizia economico-finanziaria, le fiamme gialle scledensi hanno individuato alcune società cooperative di lavori edili, gestite in totale spregio dei canoni di mutualità e degli obblighi tributari da un cittadino bengalese che peraltro, a scopo di lucro, rilasciava buste paga riferite a rapporti di lavoro fittizi, poi utilizzate per l’indebito rilascio dei permessi di soggiorno ai finti lavoratori.

Le indagini hanno anche permesso di scoprire un matrimonio fittizio, simulato tra una cittadina italiana della provincia di Cremona ed un soggetto slavo, in cambio del pagamento, da parte di quest’ultimo, di seimila euro alla madre della finta sposa. Il  certificato di matrimonio era stato poi presentato all’ufficio immigrazione per ottenere la concessione del permesso di soggiorno.

I beni immobili sequestrati – una villetta con diverse unità abitative e con annesso terreno nel comune di Giacciano con Baruchella (Rovigo) e un rustico con annessa corte nel comune di Montecchio Maggiore – erano stati intestati ai familiari privi di redditi dell’indagato, usati come veri e propri prestanome. Grazie ad approfondite indagini i finanzieri hanno dimostrato come chi aveva architettato il sistema illecito esercitasse sugli immobili sequestrati poteri che di fatto corrispondevano al diritto di proprietà: aveva gestito direttamente le trattative di acquisto, pagato gli importi dovuti ed utilizzato gli stessi in prima persona, anche come beni strumentali delle cooperative “spurie” che erano a lui riconducibili.

L’operazione delle fiamme gialle si è sviluppata nell’ambito delle attività di contrasto dell’evasione, dell’elusione e delle frodi fiscali ed è stata condotta tanto sotto il profilo amministrativo-tributario quanto quello penale. Il sequestro preventivo del patrimonio è finalizzato alla confisca, che è obbligatoria nel caso in cui il procedimento penale si concluda con la condanna degli indagati.

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