Covid, primo trattamento con gli anticorpi monoclonali all’ospedale di Santorso

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Uno scorso del padiglione dell'ospedale di Santorso che ospita le terapie intensive

Parte oggi anche in Ulss 7 Pedemontana il trattamento con gli anticorpi monoclonali, l’ultima arma messa a punto dalla ricerca medica contro il Covid-19: il primo paziente è stato sottoposto al trattamento presso l’ospedale di Santorso.

Questo trattamento, come noto, è riservato ai pazienti con diagnosi recente di infezione da Sars-CoV2 (la somministrazione deve avvenire entro 10 giorni dal contagio) e con sintomatologia non grave (in particolare in assenza di complicanze respiratorie) che tuttavia per altre patologie pregresse presentano un elevato tasso di rischio di ammalarsi più gravemente. Rientrano in questa casistica, in particolare, le persone affette da diabete, obesità, cardiopatie, malattie polmonari e neurologiche, insufficienza renale e malattie oncoematologiche.

«Gli anticorpi monoclonali sono già stati utilizzati con successo anche per altre malattie – spiega la dott.ssa Maria Teresa Giordani, direttore di Malattie Infettive all’ospedale Alto Vicentino -. È come se mettessimo a disposizione del nostro organismo una dotazione supplementare di proiettili, tutti uguali e tutti programmati per colpire un unico bersaglio: il virus. Naturalmente non è la “cura” definitiva, ma può ridurre il tasso di ospedalizzazione, intervenendo prima che sia necessario il ricovero. Il trattamento è riservato infatti a pazienti non ricoverati, proprio perché con sintomatologia ancora lieve/moderata, e consiste nella somministrazione del farmaco con una flebo. Dopo il trattamento è previsto un periodo di osservazione di un’ora, quindi il paziente può tornare a casa. È sufficiente un unico trattamento per paziente».

«L’UOC di Malattie Infettive dell’Ospedale di Santorso è stato individuato quale centro di riferimento aziendale per la prescrizione di questo farmaco. Stiamo definendo il percorso che prevede il necessario coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale, che conoscono la storia clinica dei propri assistiti, per la selezione dei pazienti arruolabili secondo criteri ben definiti – spiega il dott. Antonio Di Caprio, Direttore Sanitario dell’ULSS 7 Pedemontana -. A quel punto la richiesta viene presa in carico dal reparto di Malattie Infettive di Santorso, che valuta i criteri di appropriatezza ed organizza il trattamento. Ci siamo attivati subito per iniziare con questa innovativa procedura, che ha comportato anche la creazione di un percorso dedicato all’interno dell’ospedale di Santorso, per evitare che questi pazienti, che sono contagiosi, possano entrare in contatto con gli altri utenti dell’ospedale. Saranno circa 10 a settimana i pazienti dell’Ulss 7 Pedemontana che potranno essere trattati con anticorpi monoclonali».

«Iniziare questa innovativa terapia giusto un paio di giorni dopo la Giornata nazionale dedicata alla memoria delle vittime del Covid è un motivo di speranza – sottolinea il Direttore Generale dell’ULSS 7 Pedemontana Carlo Bramezza -. Nel giro di un anno la scienza medica ha compiuto straordinari progressi per affrontare un virus terribile e inizialmente sconosciuto. La scelta di Santorso come punto di erogazione per tutta la popolazione dell’ULSS 7 Pedemontana dimostra come nell’ospedale Alto Vicentino siano presenti competenze di eccellenza. Allo stesso tempo, però, questo trattamento innovativo è possibile solo grazie al gioco di squadra, con il coinvolgimento trasversale di tutti: dalla Direzione Medica ospedaliera ai servizi territoriali, medici e infermieri di Malattie Infettive di Santorso e il servizio di Assistenza Farmaceutica, senza dimenticare il ruolo fondamentale anche dei Medici di Medicina Generale. Mettendo insieme le competenze di tutti possiamo fare grandi cose e l’avvio di questo innovativo trattamento ne è un esempio.