“Scuola a cielo aperto”, gli studenti del Garbin a lezione di cittadinanza

C’è un momento, nella vita di una scuola, in cui l’apprendimento smette di essere solo trasmissione e diventa esperienza. Accade quando i ragazzi escono dall’aula, incontrano il territorio e si misurano con la realtà. È quanto sta avvenendo all’IPS “G.B. Garbin” di Schio con il progetto “Scuola a cielo aperto”, un’iniziativa che restituisce senso e profondità al concetto stesso di educazione.

Promosso con il coinvolgimento dell’assessore Milva Scortegagna e fortemente voluto dalla professoressa Danila Morrone, il percorso ha coinvolto oltre venti studenti in una serie di attività che uniscono formazione, partecipazione e impegno civico. Non semplici uscite didattiche, ma un laboratorio diffuso di cittadinanza attiva. Il primo incontro, svoltosi il 22 maggio, ha già delineato con chiarezza il profilo del progetto: dopo un’introduzione dedicata alle competenze di base della convivenza civile – dalla collaborazione alla responsabilità individuale – i ragazzi sono passati all’azione, affiancati dal gruppo civico “Schio siamo noi”, mettendo in pratica gesti concreti di cura dell’ambiente, come la raccolta dei rifiuti nelle aree attorno alla scuola e al Faber Box.

È proprio in questa dimensione operativa che la scuola mostra il suo volto più autentico: quello che educa alla responsabilità attraverso l’esperienza diretta. E che, soprattutto, dà fiducia ai giovani, chiamandoli non solo a imparare, ma a contribuire. Durante una di queste giornate dedicate alla sostenibilità e alla pulizia degli spazi, è emerso anche un elemento che ha aggiunto profondità alla riflessione educativa: tra i rifiuti raccolti è stata rinvenuta una bomboletta di protossido, la cui presenza è stata prontamente segnalata. Un episodio che ha trasformato un’attività concreta in un’occasione di confronto più ampia. Perché accanto alla tutela dell’ambiente si è aperto uno spazio di riflessione su fenomeni contemporanei, su certe “mode” pericolose che rischiano di banalizzare comportamenti a rischio e di offuscare il valore di una fase della vita tanto complessa quanto ricca di possibilità.

Non un giudizio, ma una presa di coscienza. Non una condanna generica, ma un invito alla consapevolezza. Perché proprio quei ragazzi, spesso descritti con superficialità come distanti o disinteressati, hanno dimostrato invece attenzione, senso civico e capacità critica. Hanno riconosciuto il problema, lo hanno reso visibile, lo hanno trasformato in tema di discussione. È anche così che si costruisce la cittadinanza: imparando a leggere i segnali del proprio tempo e a interrogarsi su di essi.

Ma il progetto prosegue con altre tappe significative. Dall’esplorazione del Monte Civillina, che ha intrecciato ambiente e memoria storica della Grande Guerra, fino al percorso sul “Sentiero natura” di domani, mercoledì 3 giugno, dedicato alla scoperta di tradizioni e identità locali. E ancora l’appuntamento dell’8 giugno, quando – a lezioni ufficialmente concluse – gli studenti torneranno sul territorio per un’attività che coniuga movimento e sostenibilità, raccogliendo rifiuti lungo i percorsi in un’esperienza eco-friendly. Un dettaglio non secondario: la partecipazione anche oltre la fine dell’anno scolastico. Segno che quando la scuola sa essere significativa, l’impegno non si esaurisce nel dovere.

“Scuola a cielo aperto” diventa così molto più di un progetto: è una dichiarazione di intenti. È la dimostrazione che la didattica può essere dinamica, coinvolgente, capace di parlare alla realtà. Ma è anche la prova che i giovani, se messi nelle condizioni giuste, rispondono. E lo fanno con serietà, con curiosità, con quella disponibilità a mettersi in discussione che spesso non trova spazio nei racconti pubblici. Tra sentieri, aree verdi e gesti concreti, a Schio si sta sviluppando un’idea di scuola che educa al presente e prepara al futuro. Una scuola che non si limita a trasmettere nozioni, ma costruisce sguardi, responsabilità, comunità.

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