Brividi da -32,3° sulla dolina di Campomolon. E Asiago e Tonezza sfondano i -14°

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È una notte che sembra uscita da un altro tempo quella appena trascorsa, una di quelle in cui il silenzio delle montagne diventa più tagliente dell’aria stessa. Sulla dolina di Campomolon, tra Arsiero e Tonezza del Cimone, la colonnina di mercurio ha toccato un impressionante –32,3 gradi, trasformando uno dei luoghi simbolo delle Prealpi – già fortificato e conteso durante la Prima guerra mondiale – in una camera glaciale naturale.

Il valore è stato registrato grazie al blocco della strumentazione principale posizionata nel punto più profondo della dolina, a 1677 metri di quota, dove l’aria fredda ristagna e affonda come in un imbuto. Un fenomeno noto agli appassionati di meteorologia, ma che non smette mai di sorprendere per la sua intensità. Ma non è andata molto meglio nei centri abitati dell’Altopiano dei Sette Comuni e dei Fiorentini: Asiago e Tonezza hanno sfondato entrambe la soglia dei –14 gradi, consegnando agli abitanti un risveglio che sa di inverno vero, quello che punge le mani e fa scricchiolare la neve sotto i passi… se solo ci fosse la neve. Già, perché, paradossalmente, questo gelo estremo arriva in un contesto ancora secco, con la tanto attesa precipitazione bianca che continua a farsi desiderare.

Temperature eccezionali, certo, ma non da record. Il primato resta saldamente nelle mani della dolina di Campo Magro – siamo sempre nel nostro vicentino, a pochi chilometri da Asiago – dove nel dicembre 2020 si toccarono i –41,8 gradi, un valore che ancora oggi fa tremare gli appassionati di microclimi alpini. E nei prossimi giorni il freddo non mollerà la presa: persisterà anche sulla pianura vicentina, mantenendo l’atmosfera limpida e tagliente, salvo innocue velature. Un inverno asciutto, per ora, che sembra voler mostrare solo il suo volto più rigido, lasciando in sospeso quello più poetico della neve che cade.

Cosa sono le doline. Le doline, tipiche forme del paesaggio carsico, sono depressioni chiuse a contorno circolare o ovale, modellate dalla dissoluzione delle rocce calcaree o dal crollo di cavità sotterranee. Il termine deriva dallo sloveno dolina, “valle”. Possono assumere forme a imbuto, scodella o piatto e spesso ospitano inghiottitoi che convogliano l’acqua nel sottosuolo. In Veneto, e in particolare in provincia di Vicenza, queste conche caratterizzano l’Altopiano dei Sette Comuni e le aree calcaree dei Lessini vicentini, dove il carsismo superficiale modella un paesaggio ricco di conche chiuse e inghiottitoi, tipico delle regioni calcaree descritte dalla letteratura geomorfologica. Ed è proprio in queste conche del terreno che spesso si registrano temperature polari: depressioni chiuse nelle quali l’aria fredda, più densa, scivola verso il fondo e non può fuoriuscire. Durante le notti serene l’aria si raffredda rapidamente per irraggiamento, scende e si accumula sul fondo della dolina. L’assenza di vento, infine, impedisce il rimescolamento, creando un vero e proprio cuscinetto d’aria gelida.

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