Azione dimostrativa contro la Valdastico Nord

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Azione dimostrativa oggi pomeriggio a Cogollo del Cengio in zona Sant’Agata contro la prosecuzione a Nord dell’Autostrada Valdastico. “Su segnalazione dei cittadini è stata individuata una carotatrice, subito messa simbolicamente sotto sequestro da un gruppo di attivisti” hanno scritto oggi pomeriggio in un post i gestori della pagina  Facebook “Salviamo la Val d’Astico”, contrari alla realizzazione della grande arteria destinata a modificare in modo sostanziale la vallata.

Il gruppo ha pubblicato anche le foto dell’azione, con tanto di hastag #NoValdasticoNord, #nontornerannoiprati, #Vicenzasisolleva.

Difficile sapere chi è stato precisamente ad effettuare l’operazione, quello che è chiaro è che il gruppo – che su Facebook raccoglie quasi 500 fan – è in rete con altri gruppi attivi nel vicentino, tutti impegnati a tenere alta l’attenzione contro “le tristi cattedrali nel deserto, avvolte dagli scandali, del nostro territorio: Banca Popolare di Vicenza, Dal Molin, Borgo Berga, Gendarmeria Europea, Tav, Pedemontana e Valdastico Nord”.

Stretto in particolare è il contatto con l’appello (e relativa pagina Facebook) “Vicenza si solleva”, partito a settembre con un appello sottoscritto da decine di persone: “una  lettera aperta frutto dell’elaborazione di attivisti contro la guerra e le grandi opere della provincia di Vicenza”, che prevede una iniziativa per il 16 gennaio 2017, un “momento condiviso di mobilitazione della Vicenza che si solleva contro le imposizioni dall’alto e contro la casta politica e finanziaria”.

Dal 12 al 26 gennaio infatti sono previste una serie di iniziative a Ponte Marchese a Vicenza, dove dieci anni fa sorgeva il presidio “No Dal Molin”. La data del 16 gennaio non è scelta a caso: esattamente il 16 gennaio 2007 infatti Romano Prodi, allora presidente del consiglio, annunciò il suo sì alla costruzione della nuova base militare Usa a Vicenza. “Una scelta – dicono i firmatari dell’appello dieci anni dopo – che, da un lato, calpestò la volontà popolare con una pesante imposizione alla città di Vicenza e, dall’altro, generò una presa di coscienza e un percorso di lotte virtuose e radicali contro la militarizzazione del territorio e le grandi opere. Ne nacque un modello di democrazia e partecipazione nuovo per Vicenza, con un movimento popolare, multiforme e moltitudinario. Quella comunità era fatta di persone molto diverse tra di loro, che insieme – unite contro i grandi poteri – hanno costruito nuove forme dello stare insieme, di unione, socialità e condivisione”. Un movimento che incrocia quindi oggi quello che si sta opponendo alla Valdastico Nord.

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