“Il cancro? Per me non è un dono”. Claudia Guido, anche lei malata, replica alla Toffa

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Sta suscitando un valanga di commenti e polemiche il libro “Fiorire d’inverno” della “Iena” Nadia Toffa, colpita da tumore, nel quale, come lei stessa, come ha raccontato su Facebook, racconta la sua lotta al tumore e come è riuscita “a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità”. Sui social si è scatenata una pioggia di critiche, con accuse anche da parte di testate come Il Giornale di “spettacolarizzare il tumore”.

Ed è proprio l’accostamento della parola tumore a quella di dono a non essere piaciuta ai più, nonostante il suo tentativo di rispondere ad ogni commento speigando che in realtà il suovoleva essere un modo per dare forza ad altri che stanno affrontando la stessa battaglia.

Gli webeti proprio perché ebeti continuano a ridere della parola dono. Non ho mai sostenuto di essere fortunata ad…

Pubblicato da Nadia Toffa su Martedì 25 settembre 2018

Fra quelli che le hanno risposto, anche la thienese Claudia Guido, l’infermiera che sta raccontando da un anno e mezzo la sua lotta – sempre con il sorriso, va detto – contro questa malattia e l’impegno per la propria vita e la vita dei propri cari attraverso il blog Fucsiawoderbra. Ecco cosa ha scritto.

Ho provato a morsicarmi la lingua, cosa che comunque mi riesce sempre male. Ho provato a capire, scartabellare nelle mie chemio riflessioni tutte le volte in cui ho ostentato un ottimismo ferreo.
Ti ho anche appoggiato, con le dovute pinze, quando con un sovradosaggio di Deltacortene riuscivo a tirare notte fonda e sembravo dopata come una culturista anni 80. Sì c’erano i giorni in cui mi sentivo una figa pazzesca, alternati in proporzione indiretta ai giorni in cui una balena spiaggiata mi avrebbe battuta sui 10 metri, perché nonostante tutto mi stavo aggrappando con le unghie a qualsiasi brandello di vita mi venisse proposto.
Claudia un anno dopo.
Sai una cosa? Anche io ho imparato tanto, troppo. Ho attraversato una foresta talmente fitta ed intricata e ora ogni tanto guardando in alto vedo un sole stupendo, lo vedo, lo ammiro, lo adoro. Stanca, stremata e stRavolta.
Non ho mai perso il sorriso.
Per scelta, indole e carattere. Ma anche per terapia, imposizione mentale e dovere nei confronti di chi non poteva vedere lacrime e singhiozzi, perché sono una mamma e una mamma se la forza non ce l’ha, la trova e se non la trova, finge di trovarla.

Ho provato a morsicarmi la lingua, cosa che comunque mi riesce sempre male. Ho provato a capire, scartabellare nelle mie…

Pubblicato da Fucsiawonderbra su Lunedì 24 settembre 2018


Ma da qui a chiamarlo dono, mi dispiace non ci riesco.
Baratterei ogni singolo giorno passato con la mia spensieratezza, quando scegliere cosa abbinare col vestito a righe marrone e blu era un cruccio che durava una settimana.
Claudia un anno dopo.
Claudia che festeggia i compleanni come traguardi, Claudia che un passetto alla volta ci riprova, Claudia che ha paura degli aghi sulla sua pelle, Claudia che ha dovuto salutare troppe amiche, troppo presto e ha dovuto costruirsi una corazza così grossa e così spessa per non farsi trafiggere e trapassare. Claudia che non sa stare in un saletta d’attesa. Claudia e gli incubi notturni, la boccetta di Xanax sul comodino, anche solo come feticcio e un tarlo, un maledetto e schifoso tarlo che non la lascia mai, mai, mai. E vivi, caspita se vivi. Scali montagne, non perdi una festa, non manchi un evento e stai lì, testa alta e petto in fuori.
Ma da qui a chiamarlo dono.
Un dono grande è la vita.
Il cancro è l’antitesi.
Un dono grande sono le persone che nonostante tutto non ti lasciano andare.
Un dono grande è ogni singolo giorno per chi non può ambire a molto di più.
Un dono grande è la soluzione a questa merda.
E adesso chiedetemi cosa vorrei.
La vita di prima. Non si può.
La spensieratezza. Non si può.
Una cura. Un rimedio.
Per me e per tutti quelli come me che ci sperano e questo secondo me si può.
E se non si può, voglio vivere bene, con dignità, senza dolore e perché no, col mio bel sorriso, perché quello mi si è scalfito in viso, come una smorfia, come una promessa da mantenere a chi amo e a chi da lassù mi osserva e sono sicura. Fa il tifo per me.

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