Greta a Bali fra paura e servizio: “Abbiamo detto ai bimbi cosa fare quando arriva la scossa”

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Prima il traguardo della maturità classica al Liceo Corradini, poi, subito, la partenza per Bali (Indonesia) per tre settimane di volontariato. E lì, le scosse di terremoto, le prime già una settimana fa. E’ provata ma serena Greta Miotto, 19 anni di Sarcedo, che si trova a circa 200 chilometri in linea d’aria dall’epicentro, localizzato nella vicina isola di Lombok. Le prove antisismiche fatte a scuola le sono servite molto, tanto da poter aiutare le altre persone presenti e i bambini della scuola dove sta insegnando inglese.

La scossa più forte, domenica, di magnitudo 6.9, è stata lunghissima e devastante e ha provocato oltre 140 morti e la distruzione di 13mila edifici. L’epicentro è stato localizzato a circa due chilometri da Loloan, nella provincia Nusa Tengara Occidentale dell’isola di Lombok e arriva dopo un altro terremoto che ha colpito l’isola dell’arcipelago indonesiano il 29 luglio, provocando la morte di 16 persone. L’Indonesia è ad alta intensità di terremoti perché si trova sull’ ‘Anello di Fuoco’, la linea che corre tutt’intorno all’Oceano Pacifico.

“La situazione qui non è decisamente delle migliori” racconta Greta quando la raggiungiamo via whatsapp (lì il fuso orario è 6 ore avanti rispetto al nostro). “C’è stato un terremoto due domeniche fa di magnitudo 6.4 – spiega – ma solo alcuni di noi ragazzi lo ha sentito e sembrava più preoccupata l’Europa che la popolazione locale. Questa domenica c’è stata invece una scossa molto molto forte. Io ero appena arrivata al mio centro di volontariato dal weekend quindi ero ancora in taxi e abbiamo visto la gente uscire urlando e piangendo. La prima scossa è durata davvero tantissimo e ha gettato nel panico tutti. Dopo un’ora ce n’è stata un’ altra che abbiamo sentito tutti e durante la notte ce ne sono state altre più leggere. Per fortuna qui non si sono registrati danni. Noi ragazzi abbiamo scelto di dormire tutti in una stanza comune attaccata al giardino, perché fuori diluviava e noi italiane eravamo le uniche a sapere come comportarsi in caso di terremoto, quindi lo abbiamo spiegato a tutti. Abbiamo avuto paura e ne abbiamo ancora ora, così come c’è ansia perché sappiamo che da un momento all’altro potrebbe arrivare una nuova scossa”.

Greta – appassionata fotografa – si trova a Bali, per la precisione a Pejeng Kaja, vicino a Ubud, per tre settimane di volontariato organizzate da Wep, agenzia specializzata in viaggi solidali e che agisce in Indonesia attraverso l’organizzazione Green Lion. Un viaggio di tre settimane che era un premio per la fine delle superiori: divertimento e servizio ma soprattutto un’immersione totale nella cultura indonesiana prima di tuffarsi nell’Università (sarà matricola di economia all’Università Cattolica di Milano). Con lei ci sono altre cinque ragazze italiane.

La paura continua anche ora. “Anche stanotte ci sono state delle piccole scosse ed è quasi sicuro ce ne saranno altre – aggiunge – probabilmente anche molto forti. Questo sciame sismico è provocato dal vulcano di Lombok. La gente qui ci ha spiegato che è stata una scossa davvero molto forte anche per loro, nonostante siano abituati a convivere con il terremoto. Qui sto insegnando nelle scuole e abbiamo fatto una lezione a tutti i bambini su cosa fare nel caso di nuove scosse. I volontari ospiti del centro parallelo al nostro a Nusa Penida sono stati evacuati in cima alla montagna per tutta la notte e dei miei amici che stavano passando il weekend alle isole Gili, che sono molto turistiche e molto vicine all’ epicentro, hanno dovuto subito lasciare tutto e ritirarsi in cima alla montagna, dormendo in giro perché la situazione era abbastanza disastrosa. Sono appena arrivati qui dopo essere stati bloccati là per molto tempo. Comunque, pur essendo noi in una zona sicura abbiamo tutti paura, molte persone hanno preso il primo aereo e se ne sono andate e tante altre hanno cambiato i voli e partono tra qualche giorno”.

A casa mamma Fabiola e papà Maurizio ovviamente sono in ansia: “Hanno però sentito l’agenzia, che li ha tranquillizzati. Quindi sono d’accordo con me sull’aspettare fino a sabato, come da programma: sono qui da due settimane e ho il rientro già fissato. Mi sono chiesta se era il caso di tornare prima, ma mi dispiacerebbe troppo, adoro quello che sto facendo qui, quindi visto che mancano solo pochi giorni ho deciso di rimanere”.

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