Avaria in volo: atterraggio d’emergenza col “girocottero”per l’assessore di Sovizzo Stefano Bravo

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Le pompe di benzina che perdono pressione, il motore che prima cala di potenza, poi si spegne brutalmente: rocambolesco atterraggio di emergenza e sudori freddi per l’assessore alla sicurezza del Comune di Sovizzo Stefano Bravo, cinquant’anni, pilota di girocottero. Un’avaria in voo che per fortuna si è conclusa bene.

A  raccontarlo è stato lui stesso sui social, dove ha pubblicato anche il video dal momento in cui il motore è andato in avaria, fino all’atterraggio di fortuna in un prato in località Maglio di Valdagno.
Il velivolo che stava pilotando in una straordinaria giornata di sole, si chiama girocottero o anche autogiro o giroplano: è un’aerodina ad ala rotante nella quale, a differenza dell’elicottero, il motore non aziona il rotore principale ma genera una spinta in avanti, come in un aeroplano.

I fatti risalgono a domenica pomeriggio, 15 febbraio: una giornata tiepida e soleggiata con un cielo terso che è un invito ad alzarsi in volo. Bravo sta volando sopra Recoaro Mille, a 4.500 piedi, quando di colpo perdono pressione entrambe le pompe della benzina ed il motore inizia a perdere potenza e quindi si spegne. “La prima emozione è stata di incredulità: stava davvero accadendo? Ero davvero in emergenza? La piantata motore è il terrore di tutti i piloti, si sa che può accadere quando meno te lo aspetti, è uno spettro sempre in agguato che ti fa guardare il terreno in cerca di un posto idoneo ad un atterraggio”.

“Volare non è rilassante – aggiunge – è un continuo concentrarsi sulla rotta davanti, sul quadro strumenti che siano entro le specifiche di volo, sulla radio per sentire comunicazioni e sul suolo, ma non tanto per la bellezza del panorama, ma per vedere se c’è un fazzoletto di terra grande abbastanza da poterci atterrare. E ieri ci stavo pensando sopra Selva di Trissino, pensavo che non avevo abbastanza quota e che non c’erano spazi adeguati, quindi mi sono spostato più verso la valle in direzione di cima Marana. Prima di raggiungere la vetta ho deviato verso valle perché c’era troppo vento per i miei gusti, le onde orografiche sono da evitare. Nel momento in cui ho girato, il motore ha iniziato a borbottare”.

Le prime domande affollano la mente del pilota di Sovizzo: può essere una bolla d’aria nell’alimentazione? O la frizione che si è lascata? I tentativi di accelerare vanno a vuoto: il motore non ha proprio potenza. Il quadro strumenti dà la pressione del carburante in LOW, quindi a Bravo, che è ingegnere meccanico, par chiaro che il problema ce l’ahnno le pompe, anche se è strano che entrambe siano in default. Bravo capisce che deve atterrare e farlo in sicurezza: individuato un prato libero, e consapevole che l’autogiro può atterrare in poco spazio, Bravo inizia l’avvicinamento. “La mia testa è entrata in modalità emergenza, ho cercato di fare mente locale sulle procedure. Scelgo di non chiamare i soccorsi, che mi avrebbero impiegato secondi preziosi, e mi concentro sulla velocita da mantenere, quella di massima efficienza, 105 chilometri all’ora”.

Bravo prova a spegnere e riaccendere tutto, ma il motore non ne vuol sapere. “Intanto sono sceso, cercando di prendere al meglio la direzione. Ero però troppo alto, quindi ho cabrato molto quasi azzerando la velocità, l’autogiro lo permette perché non può stallare per definizione. Intanto ho provato un’ultima volta a riaccendere il motore, ma nulla. Di atterraggi ne ho fatti più di trecento, quindi so come avrei dovuto farlo ma ora, non avendo motore, non potevo sbagliare arrivando corto e quindi addosso al campo da calcio, oppure lungo andando a finire in strada. Ho cabrai molto per rimanere quasi in hovering sopra la testata del prato e quando mi son convinto che la quota era quella giusta ho picchiato per riprendere velocità, perchè per atterrare bene servono almeno 80 chilometri orari: ne ho preso qualcuno di più, mangiandomi terreno ma alla fine ho messo a terra il mio velivolo. Purtroppo il prato non era una tavola da biliardo, come le piste a cui sono abituato, e l’atterraggio si è sentito. Sono però riuscito a fermarsi senza danni a me e al velivolo!”.

Se è andata bene, Bravo è convinto di dover ringraziarie i suoi istruttori, Erich Kustatscher e Donatella Ricci: “Mi hanno istruito bene ma devo dare merito anche una dose di fortuna ad avere avuto tutta quella quota che mi ha dato tre lunghissimi minuti per gestire la emergenza. Cosa mi ha lasciato questa esperienza? Beh! sicuramente un bello spavento, ma anche più consapevolezza nel volo e un po’ di autostima in più nelle mie capacità”.

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