8 marzo, la denuncia dei sindacati: “Il gender gap non si restringe, si allarga”

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Un altro 8 marzo, un altro anno che è passato, ma i dati che raccontato il gender gap nel mondo del lavoro vicentino non accennano a migliorare, anzi: a denunciarlo sono Cgil, Cisl e Uil in occasione della Giornata Mondiale della Donna. È vero infatti che il numero di donne lavoratrici è cresciuto negli ultimi anni, ma il divario di genere rimane un ostacolo strutturale nel mercato del lavoro vicentino e questo rappresenta un elemento di debolezza a tutti i livello per il nostro territorio: economico, ma anche sociale ed evidentemente culturale.

È sconfortante – sottolineano le organizzazioni sindacali vicentine – dover mostrare di fatto la stessa situazione anno dopo anno, senza che si intravedano reali segnali di cambiamento. Occorre un cambio di passo sulla parità di genere, imprese e istituzioni possono e devono fare di più. Secondo i dati del Centro Studi Cisl Vicenza, dal 2014 al 2024 l’occupazione femminile in provincia di Vicenza è passata da 171.192 a 189.710 unità. Nonostante questa crescita, il divario rispetto ai colleghi maschi resta profondo: nel 2024 si registra una differenza di 54.168 occupati in favore degli uomini. In termini percentuali, la quota di donne sul totale degli occupati è salita solo marginalmente, passando dal 42,81% del 2014 al 43,75% del 2024.

Anche le nuove assunzioni registrate nei primi 9 mesi del 2025 (i più recenti disponibili) confermano un forte divario di genere: il 63,40% delle assunzioni part-time ha riguardato le donne, contro il 36,60% degli uomini; al contrario le assunzioni full-time sono a netta prevalenza maschile (63,51% contro il 36,49% femminile) e per quanto riguarda questa voce addirittura il 2025 ha visto un allargamento della forbice (le donne assunte a tempo pieno erano state il 65,34% nel 2024, il 67,27% nel 2023 e il 69,92% nel 2022).

Anche esaminando le qualifiche nel settore privato (dati 2024), emergono chiaramente evidenti disparità: su 1.824 dirigenti totali, solo 228 sono donne (appena il 12,5%), mentre 1.596 sono uomini, mentre tra i quadri le donne sono 2.120 a fronte di 5.419 uomini. Questo si traduce in una evidente disparità di reddito, che significa anche una minore capacità di indipendenza: nel Vicentino un uomo guadagna in media 31.232,74 euro, mentre una donna si ferma a 20.440,18 euro. Il picco del divario si registra nella fascia 50-54 anni, dove gli uomini percepiscono oltre 38.500 € contro i 24.232 € delle donne.

Naturalmente la combinazione di carriere più discontinue e minor accesso a ruoli apicali si riflette pesantemente sul futuro previdenziale: la pensione media complessiva per gli uomini è di 1.612,28 euro, mentre per le donne è di soli 884,79 euro. Particolarmente marcata è la differenza nelle pensioni di vecchiaia: 1.889,68 € per i maschi contro 1.036,94 € per le femmine. I dati – concludono Cgil, Cisl e Uil – dimostrano che il gender gap a Vicenza non è solo una questione di numeri, ma di qualità del lavoro e di accesso alle opportunità. Il massiccio ricorso al part-time per le donne e l’esiguità della rappresentanza femminile nei ruoli dirigenziali continuano a generare una disparità economica che si protrae fino alla pensione.

Alla luce di questi dati, Cgil, Cisl e Uil ribadiscono l’importanza del ruolo della Consigliera di Parità della Provincia di Vicenza e l’urgenza del relativo decreto ministeriale di nomina. Allo stesso tempo, emerge la volontà e necessità di verificare l’effettiva efficacia degli strumenti normativi introdotti negli ultimi anni, inclusa la Certificazione di Genere delle aziende, nel ridurre la disparità di genere nel mondo del lavoro e migliorare la qualità di vita delle donne. A questo riguardo, proprio sulla più recente di queste novità normative, sulla trasparenza salariale, Cgil, Cisl e Uil preannunciano l’organizzazione di un incontro informativo aperto a tutta la cittadinanza, in programma il prossimo 26 marzo.

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