Altro furto alla mostra su Chernobyl: stop alle scolaresche

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Esasperati dai continui furti, i curatori della mostra multisensoriale “Il silenzio assordante di Chernobyl” annullano tutte le visite scolastiche. Ieri mattina l’ennesimo episodio, durante la “gita” culturale di una classe superiore di un istituto di Arzignano composta da teenager di 17-18 anni, non bambini; la famigerata goccia che ha fatto traboccare un vaso già ampiamente colmo. Sparita un’altra maschera antigas, dal valore economico modesto ma l’avvertimento era già stato dato da Devis Vezzaro, fotografo professionista e presidente dell’associazione I luoghi dell’abbandono: alla prossima sparizione di materiali presenti nell’allestimento, tutti a casa. Detto fatto, con buona pace dei 592 studenti di varie classi, poche del capoluogo per la verità ma tante dalla provincia (Thiene, Schio e Breganze tra le prenotazioni), dal Veneto (Verona, Montebelluna, Castelfranco Veneto) e anche fuori regione (Gorizia e Barletta per citarne alcune).

La decisione è incontrovertibile, anche se dettata da un forte scoramento comprensibile dopo settimane di “conta” delle ruberie, perpetrate secondo gli organizzatori quasi sempre al mattino, vale a dire negli orari di apertura dedicati esclusivamente alle scolaresche in vista libera. “Non mi sporco la faccia per una maschera antigas del valore di 14 euro – questa una parte dello sfogo via social di Vezzaro – ma mi sono stancato di vedere il menefreghismo e la stoltezza rispetto le cose altrui. Dopo questa azione il direttivo ha deciso di annullare tutte le prenotazioni scolastiche. Volevamo fortemente portare cultura ai ragazzi, ma a questo punto lasciamoli dove sono, non lo meritano”.

Della decisione è stato immediatamente informato l’ex Provveditorato agli studi di Vicenza, nel pomeriggio di ieri, e il vicesindaco di Vicenza Jacopo Bulgarini d’Elci che ha seguito da vicino l’iter che ha portato all’allestimento. Una creazione che ha attirato in un mese e mezzo centinaia di visitatori, apprezzata per l’originalità, la cura dei particolari storici e gli spunti di profonda riflessione che offre a 32 anni dalla tragedia di Chernobyl.

Ieri mattina a nulla è valsa la richiesta di posare gli zaini all’ingresso e le raccomandazioni di rito, qualche bulletto credendosi una sorta di apprendista Lupin probabilmente ha nascosto la refurtiva sotto un giubbino et voilà, sparito un altro oggetto di valore solo simbolico, che va ad aggiungersi ad una lista inaccettabilmente troppa lunga di ammanchi. Da bacchettare anche gli insegnanti al seguito, incaricati di sorvegliare gli studenti durante il percorso all’interno e all’esterno dell’ex caserma Borghesi, probabilmente loro sì “ammaliati” dalla mostra, al contrario di qualche giovanotto dalla mano lesta.

Da specificare che non si tratta in nessun modo di un divieto di accesso ai “giovani”, ma vista la difficoltà di controllare i gruppi di adolescenti l’unica soluzione rimasta consiste nel sospendere le visite di massa. “Non ne possiamo più – si accoda al messaggio Erika Vendramin, presente quotidianamente nello stabile ad accogliere i visitatori -, nonostante io stessa all’ingresso mi fossi raccomandata con gli studenti, al nostro rientro per l’apertura pomeridiana ci siamo accorti del furto. Il problema è la mancanza di rispetto, educazione e sensibilità nei nostri confronti, non si rendono conto dell’enorme lavoro di ricerca per allestire una mostra simile. Ci rincuorano solo i messaggi di solidarietà ricevuti, anche da professori. Andremo avanti, ma in modo diverso – conclude – perchè potevamo accettare una bravata singola ma ora la misura è colma, non siamo qui a far cassa ma a fare cultura, per chi è in grado di apprezzarla consapevolmente e farne tesoro”.

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