Caos nell’Ulss8, il Tar annulla la nomina del direttore di Neurochirugia: “Irregolarità gravi”

Un fulmine a ciel sereno colpisce l’Ulss8 Berica e rimette in discussione uno degli incarichi più delicati della sanità vicentina. Il Tar Veneto ha annullato la nomina del direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia, accogliendo il ricorso presentato dal secondo classificato, il dottor Claudio Bernucci, contro la delibera che nel giugno 2024 aveva assegnato l’incarico al dottor Lorenzo Alvaro.
La sentenza, depositata l’11 dicembre, interviene su un punto decisivo: l’attribuzione dei 5 punti relativi all’esperienza di direzione o facente funzione, ritenuta non conforme ai criteri previsti. Una sola irregolarità, secondo i giudici, è sufficiente a far cadere l’intero procedimento selettivo, compresa la graduatoria approvata dalla commissione il 29 ottobre 2024. Il ricorso di Bernucci contestava sette profili di illegittimità: dalla definizione dei criteri a commissione già insediata alla valutazione delle esperienze pregresse, fino alle pubblicazioni scientifiche del candidato vincitore. Il Tar non ha ritenuto necessario entrare nel merito di tutte le doglianze: la fondatezza di una sola è bastata per annullare la nomina.
La decisione ha effetto immediato e apre ora un fronte complesso per l’azienda sanitaria. L’Ulss 8 può prendere atto della sentenza e riavviare la procedura, oppure presentare appello al Consiglio di Stato, chiedendo eventualmente la sospensione dell’esecutività. Dai vertici aziendali, in scadenza di mandato, non arrivano per ora dichiarazioni ufficiali.
La vicenda, alimenta un dibattito che da anni attraversa la sanità regionale: quello della trasparenza e della correttezza nelle nomine ai vertici delle strutture pubbliche. Ed è proprio su questo terreno che torna a riecheggiare una frase pronunciata nel 2020 dal microbiologo Andrea Crisanti, allora direttore del laboratorio di microbiologia di Padova: “Le nomine nella sanità veneta sono spesso pilotate dalla politica”. Una dichiarazione che allora divise, ma che oggi – alla luce della sentenza del Tar – sembra assumere un peso nuovo e difficilmente ignorabile.
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