Spettacolando: D Evolution del Cirque Éloize elettrizza il comunale

La prima nazionale di ID Evolution, presentata al Teatro Comunale di Vicenza sabato 10 e domenica 11 gennaio, segna un ritorno scintillante del Cirque Éloize sulle scene italiane. Uno spettacolo che colpisce per impatto visivo ed energia fisica, ma che invita lo spettatore a una riflessione più profonda sull’identità dell’uomo contemporaneo.
Suoni elettronici e corpi in movimento definiscono uno spazio urbano sempre in movimento, attraversato da stimoli pressanti che disegnano passo dopo passo un mondo che somiglia al nostro. Siamo entrati in Minecraft, una vita che si sovrappone al videogioco: non conosciamo le regole, i pericoli, ma vogliamo sfidare i nostri limiti e quelli degli altri. Limiti fisici e mentali, che s’incrociano e si fondono senza una vera direzione; perché il punto d’arrivo semplicemente non esiste.
Gli artisti del Cirque Éloize danno vita a una scrittura scenica fondata sul corpo come veicolo principale di senso: un corpo che salta, si arrampica su un palo e scende in caduta libera, sfidando le leggi delle fisica anche pedalando con una Bmx. Acrobazia, danza urbana e teatro fisico che s’ intrecciano in un linguaggio fluido, preciso, di altisso livello tecnico.
Ogni gesto è calibrato, ogni numero eseguito con una sicurezza che non lascia spazio all’improvvisazione. Ma al di là dei virtuosismi, ciò che emerge è la volontà di raccontare: il corpo non è solo spettacolo, ma narrazione, metafora di una ricerca di equilibrio costante tra esposizione e solitudine. Ma è anche ruota Cyr, mano a mano, palo cinese, trampolini, giocoleria, luci, suoni, video, hip hop, street art. E’ improvvisazione, fusione, comicità, interazione col pubblico. E’ come correre per le vie di Milano durante il carnevale e passeggiare per Time Square, nello stesso momento.
E’ trovarsi senza vedere un senso dove ogni gesto richiede un movimento preciso. Questa volta però noi siamo solo gli spettatori, senza responsabilità, non è il lavoro di vivere la vita reale: possiamo godere di uno spettacolo e prenderci quello che ci piace, tutto o anche niente, possiamo alzarci e andare via perché da spettatori, in un teatro, siamo padroni della nostra vita almeno per 75 minuti.
Cavoli però se sono bravi quelli sul palco! Così nessuno si alza e tutti applaudono per un’ora e mezzo di show. E’ sospensione dallo stress della quotidianità folle, è come sedersi e ordinare una coppa di gelato con panna, gigante: è tempo di godere e basta, domani è un altro giorno (si vedrà).
Paolo Tedeschi
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