Resistere Veneto alza il tiro: “Autonomia? Troppo poco. Meglio l’indipendenza”

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I consiglieri regionali di “Resistere Veneto”, Riccardo Szumski e Davide Lovat

Il movimento Resistere Veneto torna a scuotere il panorama politico regionale, riaprendo un fronte che sembrava sopito dal 2017: quello dell’indipendentismo veneto. Con un comunicato dai toni netti, il consigliere regionale Davide Lovat annuncia la ripresa dei contatti con i movimenti europei che si battono per l’autodeterminazione – scozzesi, catalani e altre realtà continentali – e sancisce la rottura definitiva con la linea della Lega, accusata di aver “tradito” lo spirito del referendum consultivo sull’autonomia.

Il vicentino Lovat non usa giri di parole: “Nel Consiglio regionale del Veneto più consiglieri si sono espressamente dichiarati indipendentisti. È un fatto politico che Matteo Pressi ha colto con lucidità e che mi auguro anche il presidente Stefani vorrà considerare”. Un messaggio diretto al nuovo governatore Alberto Stefani, chiamato a misurarsi con un’area politica che non si accontenta più della sola autonomia differenziata. Il cuore della critica è chiaro: per Resistere Veneto, la trattativa sull’autonomia differenziata non risponde alla volontà espressa dai cittadini nel 2017. Lovat e il collega Szumski hanno votato contro il mandato al presidente Stefani proprio perché, sostengono, “questa cosa non è ciò che chiedevano i veneti”. Un movimento rivendica da sempre una visione più radicale: un Veneto dotato di poteri sovrani sul modello scozzese, con una propria lingua insegnata nelle scuole e persino una moneta emessa da Venezia. Un progetto che negli anni aveva trovato sponde politiche variabili, ma che oggi torna a farsi strada in un contesto mutato, segnato da un crescente scetticismo verso l’Unione Europea e da un diffuso senso di impoverimento.

Lovat cita apertamente le parole del viceministro Edoardo Rixi, che tempo fa aveva riconosciuto come Luca Zaia fosse stato “frenato” nelle sue spinte autonomiste. Per Resistere Veneto, quella frase è la prova definitiva della funzione svolta dal partito di Salvini: contenere le istanze più radicali del territorio.“Preso atto della sincerità di Rixi – afferma Lovat – e dell’evidenza che questa è la funzione della Lega, annuncio la volontà di riallacciare i rapporti internazionali per rilanciare il processo di autodeterminazione dei veneti sulla base del diritto naturale e internazionale”. Un passaggio che segna un cambio di fase: non più attesa, non più fiducia nella mediazione romana, ma un ritorno alla dimensione transnazionale dei movimenti indipendentisti. Da qui la proposta: avviare una nuova fase costituente in occasione degli 80 anni della Repubblica, con l’obiettivo di ridisegnare l’assetto istituzionale italiano ed europeo in chiave macroregionale e cantonale, ispirata al modello svizzero. Una visione che punta a un’Europa delle regioni, più snella, più vicina ai territori, fondata sul principio di sussidiarietà e capace – nelle parole di Lovat – “di governare la globalizzazione e resistere al globalismo”, inteso come tendenza alla centralizzazione del potere e all’omologazione culturale.

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