Morto il boss Nitto Santapaola. Era il mandante della strage di Capaci

È morto a 87 anni, all’Ospedale “San Paolo” di Milano, Nitto Santapaola, uno dei boss mafiosi più potenti e sanguinari di Cosa Nostra. Ritenuto mandante di stragi – come quella di Capaci del maggio 1992 costata la vita a Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta – e omicidi, era detenuto al 41 bis nel carcere di Opera dove scontava l’ergastolo. Il ricovero in nosocomio era avvenuto il 25 febbraio. Poi l’aggravarsi della situazione fino al decesso. Venne arrestato all’alba del 18 maggio 1993 in un casolare a Mazzarrone, nel catanese, dopo 11 anni di latitanza.

Il boss. Noto esponente della criminalità organizzata catanese e siciliana, Santapaola era considerato uno dei principali capi di Cosa Nostra a partire dagli anni Settanta. Nato a Catania nel 1938, è stato a lungo il leader del clan Santapaola-Ercolano, influente nel territorio etneo. È stato coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari per reati di associazione mafiosa, omicidio e traffico di droga. Arrestato nel 1993 dopo anni di latitanza, è stato condannato a diversi ergastoli. La sua figura è spesso citata nelle indagini e nei processi legati alla stagione delle stragi mafiose che hanno segnato l’Italia tra gli anni Ottanta e Novanta.

Soprannominato “il cacciatore”. Santapaola ha guidato le fila della sua organizzazione espandendo il suo potere nel controllo degli appalti pubblici, delle estorsioni e del traffico di sostanze stupefacenti. Per la sua passione era chiamato il ‘cacciatore’, ma la sua abilità criminale negli anni Settanta lo spinge a muoversi da ‘imprenditore’ e così inaugura concessionarie di auto con questore, prefetto, arcivescovo e amministratori pubblici aiutato da un’altra cosca alleata anche per legami di parentela, la ‘famiglia’ Ercolano. Allo stesso tempo, inoltre, la sua cosca si rende protagonista di violente e sanguinose faide mafiose, come quelle contrapposte negli anni ’80 al boss rivale Alfio Ferlito e all’inizio degli anni ’90 ai clan dei Cursoti, Cappello e Pillera. È condannato a più ergastoli, tra questi quelli per l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984 e quelli per le stragi del 1992 a Capaci e in Via D’Amelio e per la morte dell’ispettore di polizia Giovanni Lizzio a Catania. Latitante storico è stato arrestato il 18 maggio del 1993 nelle campagne del Calatino, in compagnia di sua moglie, Carmela Minniti, la donna della sua vita che non lo ha mai abbandonato, uccisa a casa sua il 1 settembre del 1995 a colpi di pistola dal ‘pentito’ Giuseppe Ferone.