La seduta si trasforma in violenza sessuale: condannato noto operatore olistico

La manovra che doveva provocare uno “sblocco emozionale” si è trasformata in una violenza sessuale, con atti espliciti agiti senza il consenso della cliente. E’ con questa accusa che Enrico Popolo, noto operatore olistico residente (all’epoca dei fatti) nell’Alto Vicentino – dove teneva incontri pubblici e consulenze private con un discreto seguito di pubblico – è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Vicenza per violenza sessuale aggravata.
La condanna risale allo scorso 17 dicembre (col rito abbreviato, giudice per le indagini preliminari Nicolò Gianesini, pubblico ministero Maria Elena Pinna) e qualche settimana fa sono state depositate le motivazioni della sentenza. Vittima delle attenzioni morbose del sedicente operatore olistico, è stata a fine 2023 una cinquantenne dell’Alto Vicentino, che stava affrontando un momento di particolare difficoltà personale e che oggi accetta di raccontarsi con l’obiettivo di evitare ad altre donne di finire nelle mani di soggetti dalle attenzioni morbose.
“Voglio raccontare la mia storia per evitare che ad altre donne succeda quello che è successo a me, ossia di affidarsi a persone che hanno in realtà scopi diversi e abietti”. Paola, il nome è di fantasia a sua tutela in quanto vittima, oggi è una donna serena, ma ha vissuto due anni di inferno dopo quella violenza, e ha dovuto fare un lungo lavoro psicologico su se stessa, una lenta risalita per rielaborare quanto le è accaduto.
Chi è Enrico Popolo
Popolo, 62 anni, milanese residente a lungo in Liguria, è arrivato nel vicentino qualche anno fa (ora pare che il suo polo di interessi si sia spostato fuori provincia). Non è né medico, né psicologo, né terapeuta: on line afferma di avere una laurea magistrale in “sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo” e di essere laureato anche in “comunicazione internazionale”. Dice anche di essere un ex carabiniere e ha scritto alcuni libri. Nulla, insomma, che abbia a che fare con la cura delle persone. Sul suo sito sostiene anche di essere master trainer di Pnl, “una neuroscienza del linguaggio, che applico e insegno – afferma sempre on line – con consulenze e corsi dedicati”. É anche giornalista pubblicista ed è stato candidato alle ultime elezioni regionali.
Nel concreto, si definisce “formatore specializzato in comunicazione interpersonale e comportamento umano”, “autore letterario e opinionista televisivo, con apparizioni su reti nazionali e non”, nonché naturopata e fondatore di un metodo che grazie a “un insieme di tecniche di empowerment, veloci ed efficaci”, può “risolvere conflitti di diversa natura e superare agevolmente difficoltà personali e professionali”. Tecniche che in Veneto e in Friuli Venezia Giulia gli hanno consentito di avere un discreto seguito.
La seduta per lo “sblocco emozionale”
La prima e unica seduta con Paola avviene il 2 novembre 2023, dopo che la donna ha partecipato, invitata da amici, a una conferenza a Thiene dedicata al “linguaggio del corpo” e a tecniche per liberare i chakra e superare situazioni di disagio personale. Popolo la riceve nello studio che ha allestito nel suo appartamento a Piovene Rocchette e la seduta dura in tutto circa un’ora e un quarto. “Prima – racconta Paola – ha voluto mostrarmi la sua casa, camera da letto compresa, nella quale ha tentato di spingermi ad entrare, ma io mi sono fermata a pochi passi dalla porta”. Poi il sedicente esperto in comunicazione inizia la seduta vera e propria: la fa spogliare dei vestiti, la fa stendere sul lettino ed inizia ad applicare le sue manovre, premendo con le mani e le dita su alcuni punti del corpo: i chakra, appunto. Ad un certo punto, Popolo con le dita si spinge molto, troppo oltre, nelle parti intime di Paola, senza averle chiesto alcun permesso.
Lei subisce, resta smarrita e traumatizzata e non riesce a parlare. Poco dopo la seduta finisce. “Mi aveva invitato a restare a cena, ma io ero turbata: ho pagato, senza ricevere alcuna ricevuta, e me ne sono andata”. A casa, il turbamento di Paola aumenta: cerca on line tracce di quella tecnica e non ne trova. Lui dopo un paio di giorni le scrive per sapere come sta dopo la seduta e gliene propone un’altra per finire di sbloccare le sue emozioni. Lei chiede chiarimenti sulla sua tecnica e non li riceve, poi rifiuta un secondo appuntamento. Paola si sente in colpa, si sente sporca, si chiede se quello che è successo sia normale e se sia lei ad essere sbagliata.
La denuncia e il processo
Passa quaranta giorni di inferno, poi con un grande coraggio si decide e va da carabinieri a Piovene e sporge denuncia: fino a quel momento non era riuscita a parlare con nessuno di quanto accaduto.
L’avvocata Marta Faccin, a cui si rivolge, capisce che è traumatizzata, vulnerabile psicologicamente e che non riuscirà, come vittima di una violenza sessuale, ad affrontare le udienze senza un sostegno psicologico. La convince a farsi aiutare. Inizia così per Paola un processo di consapevolezza, seguita dalla psicoterapeuta Rosella Fossato: pian piano supera l’ansia generalizzata, la tristezza e la difficoltà a fidarsi degli altri. Soprattutto, comprende che non ha colpe.
La condanna
Ora Popolo (difeso dall’avvocato Ernesto De Toni del foro di Padova) è stato condannato in primo grado per violenza sessuale, aggravata dall’aver commesso il fatto in abuso di prestazione d’opera e con le attenuanti rispetto al grado di violenza. Dagli atti emerge che già in un lontano passato l’uomo aveva avuto a che fare con la giustizia per il medesimo reato, cosa che però per una serie di motivazioni giuridiche non ha inciso sulla pena, che è stata fissata in un anno e quattro mesi di reclusione, più cinquemila euro di risarcimento dei danni, oltre al pagamento delle spese processuali e alle pene accessorie come l’interdizione dai pubblici uffici.
La pena non è ovviamente definitiva e il 62enne, che si proclama innocente, ha impugnato la sentenza ricorrendo in secondo grado.
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