Recesso da ViAmbiente, il centrosinistra: “Consiglio comunale urgente per ritirare la delibera”

Da una parte una situazione in stand-by e dialogo; dall’altra l’opposizione di centrosinistra che a Schio chiede un consiglio comunale urgente per costringere la maggioranza a esprimersi sul ritiro della delibera sul recesso da Viambiente, nella speranza di sbloccare la situazione.
Sarà un maggio di fuoco per l’amministrazione comunale di Schio, che, sulla gestione del ciclo integrato dei rifiuti, entro il 28 maggio deve dare una risposta alla diffida che è stata inviata a Schio e a Torrebelvicino dal Consiglio di Bacino Vicenza per la gestione dei rifiuti urbani: quest’ultimo, in quanto ente che governa l’ambito territoriale ottimale che ha deliberato il percorso verso un unico gestore provinciale, rileva che la scelta di recedere da Ava-Viambiente è “palesemente contrastante con gli indirizzi programmatici” del Consiglio di Bacino stesso, e quindi configura un rischio di illegittimità degli atti dei due Comuni. Per questo il Comitato di Bacino contesta il recesso e assegna ai due Comuni 30 giorni di tempo per annullare la delibera o presentare controdeduzioni.
La convocazione di un consiglio comunale urgente può essere richiesta da un quinto dei componenti del consiglio stesso: la richiesta è stata firmata da Davide Casarotto, Giulia Andrian e Giovanni Battistella per il Partito Democratico; Cristiano Eberle ed Elisabetta Moro per Una Nuova Trama; Giovanna Deon e Erica Marconato per Coalizione Civica Schio. “In merito a questa richiesta del Consiglio di Bacino, alla nostra domanda nell’ultimo Consiglio Comunale – spiega Casarotto – la sindaca Cristina Marigo non ha fornito risposte, per questo ci siamo sentiti in dovere di fare questo passo ulteriore. Ormai sono troppi gli enti che dicono al Comune di Schio di essersi infilato in una strada sbagliata: non solo l’opposizione, ViAmbiente e gli altri soci ma anche l’Avvocatura della Provincia e il Consiglio di Bacino. Aver votato il recesso dalla società che gestisce il ciclo dei rifiuti è sbagliato da un punto di vista giuridico e anche del bene di Schio e del resto del territorio. L’amministrazione Marigo deve rendersi conto che la strada intrapresa non porta da nessuna parte e tiene una spada di Damocle sul servizio. Sono in un limbo da cui non vogliono uscire. Il danno per Schio è evidente: non aver Schio dentro alla società che gestisce i rifiuti è un enorme danno. Non potevamo più rimanere silenti, la strada intrapresa dall’amministrazione Marigo è indifendibile”.
Casarotto sottolinea anche che “l’amministrazione ha rimpinguato il fondo per le liti giudiziarie, ma sono soldi dei cittadini”. “Ci preoccupa molto lo stallo, perché il ciclo integrato dei rifiuti è un argomento molto delicato – aggiunge Cristiano Eberle -. C’è una ostinazione gravissima. Il Consiglio di Bacino dice le stesse cose che da dicembre diciamo anche noi. Sono deluso e arrabbiato: è doveroso garantire gli interessi della città e del territorio. Non è un segreto che la giunta su questo tema è molto spaccata”.
Il bivio
L’amministrazione Marigo si trova quindi davanti a un bivio: rimangiarsi il recesso oppure impugnare davanti al Tar la delibera del Consiglio di Bacino, in una lite giudiziaria che va ad aggiungersi al ricorso al Tar presentato da ViAmbiente. “A tutte queste liti in sede giudiziaria si aggiungono i costi per mettere a gara la raccolta dei rifiuti urbani, che avrà ricadute dirette sulla Tari che pagheranno i cittadini”, chiosa Casarotto.
La mozione che il centrosinistra presenterà in consiglio comunale chiede quattro cose: di annullare in autotutela la delibera di recesso da ViAmbiente; di sottoscrivere i patti parasociali di Viambiente, negoziando le migliori garanzie per Schio; di avviare un tavolo di confronto con il Consiglio di Bacino e i vertici di ViAmbiente per revocare i contenziosi pendenti; riferire in Prima Commissione Consiliare entro 15 giorni l’esito delle trattative e il cronoprogramma.
FdI si accoda
Condividono la scelta di convocare un consiglio comunale urgente anche Alex Cioni e Gianmario Munari, consiglieri di Fratelli d’Italia. “Siamo di fronte – dicono – a un conflitto aperto tra enti, con diffide incrociate, ricorsi e un quadro operativo incerto. Il recesso deliberato lo scorso 30 dicembre da Marigo, e la sua maggioranza in salsa 5 Stelle, è uno strumento previsto dalla legge, ma deve essere motivato in modo rigoroso, dimostrando la coerenza con l’interesse pubblico, la sostenibilità economico-finanziaria e l’assenza di effetti peggiorativi per i cittadini. Tutto questo non è stato reso noto in consiglio comunale durante la discussione e rimane ancora oggi un mistero. Anzi, le mosse successive dell’amministrazione aumentano le criticità. Affermare che il rapporto con ViAmbiente è cessato e ipotizzare un ricorso diretto al mercato è una forzatura: il Comune non può sostituirsi all’Autorità d’Ambito, che per legge organizza il servizio e ha già indicato un percorso verso la gestione unitaria. Procedere unilateralmente significa esporsi a un conflitto istituzionale e a un contenzioso dagli esiti incerti”.
“Nel frattempo – aggiunge FdI – si procede in una fase di proroga tecnica che rappresenta una soluzione emergenziale, con costi, tempi e condizioni ancora da chiarire. Questo è il cuore del problema: si è presa una decisione rilevante senza avere un quadro completo delle conseguenze. Se non si troverà un accordo, è realistico ipotizzare che la partita si sposti molto presto dal piano politico a quello giudiziario, con il coinvolgimento del Tribunale delle Imprese. Procedimenti lunghi e costosi che saranno sempre gli scledensi a pagare, lasciando nel frattempo il Comune ai margini delle decisioni strategiche su impianti e investimenti, a partire dal termovalorizzatore”.
– – – – –
L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.
Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.
Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.