L’allarme di Confindustria al governo: “Senza regole certe le aziende venete si spengono”

Il motore del Nord-Est corre veloce ma rischia di restare senza carburante. Secondo l’ultima indagine di Fòrema su 1.000 aziende tra Padova, Treviso, Venezia e Rovigo, il Piano Transizione 4.0 e 5.0 ha trasformato il volto dell’industria veneta: il 71,5% delle imprese ha scommesso su tecnologie digitali e green, portando l’88,6% del campione a un netto salto di competitività. Tuttavia, il successo di ieri si scontra oggi con le incertezze di domani. Senza la stabilità delle norme e il via libera immediato al decreto sull’iperammortamento, l’allarme della Presidente Paola Carron è chiaro: gli investimenti per il 2026 rischiano rischiano di rimanere al palo”. La sfida è ora semplificazione e stabilità delle norme.
La transizione 4.0 e 5.0 ha avuto un impatto positivo sulla trasformazione digitale ed energetica delle aziende venete. Ma l’incertezza sul nuovo piano 5.0 blocca gli investimenti. E sono gli investimenti ad avere dato impulso alla produttività e all’occupazione, aumentata del +12,8% in quattro anni, rendendo l’88,6% delle imprese più o molto più competitive. Ma la piena efficacia dipende da una condizione non negoziabile: semplicità, certezza delle regole e orizzonte pluriennale. E dal rendere immediatamente operativo il decreto sull’iperammortamento atteso da quattro mesi, per rilanciare gli investimenti nel 2026.
È quanto emerge dall’indagine di Fòrema, società di formazione di Confindustria Veneto Est il cui direttore generale è Matteo Sinigaglia, intitolata “Transizione 4.0 e 5.0 nelle Imprese del Veneto”, condotta su un campione rappresentativo di 1.000 imprese venete (per tre quarti delle province di Padova, Treviso e Vicenza), per il 76% manifatturiere (32% metalmeccaniche), in prevalenza PMI (75% tra 10 e 249 addetti), con un fatturato annuo tra i 2 e i 50 milioni di euro per il 69,5% (oltre i 50 milioni per il 22,5%).
I risultati mostrano, innanzitutto, un livello di utilizzo molto elevato dei piani 4.0 (introdotto dalla Legge di Bilancio 2020) e 5.0 per il sostegno alla trasformazione digitale e green del sistema produttivo: il 71,5% delle imprese ha realizzato investimenti strumentali materiali e immateriali tecnologicamente avanzati, attività di R&S e formazione del personale, usufruendo del credito d’imposta. La maggior parte degli investimenti si concentra nel periodo 2022-2025 (87% delle aziende attive). Il volume è compreso tra 100mila e 1 milione di euro per il 70,2% delle imprese, supera il milione per oltre un quinto (21,8%). Per 7 su 10 il credito d’imposta ha coperto tra il 26% e il 60% dell’investimento (oltre il 60% per l’11,2%).
“Con strumenti stabili e accessibili le imprese investono, con benefici per l’innovazione, la produttività e l’occupazione – dichiara Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est -. Le aziende hanno bisogno di certezza, continuità e coerenza delle politiche, chiedono che gli incentivi siano stabili, di semplice utilizzo e tempestivi. Abbiamo accolto con grande favore nella Legge di Bilancio 2026 il nuovo iperammortamento per investimenti agevolabili dal 1° gennaio e fino al 2028. Ma a quattro mesi dall’entrata in vigore, il potenziale della norma resta inespresso e le decisioni di investimento di molte aziende congelate, in assenza del decreto attuativo con i chiarimenti tecnici sulla misura. Dalle prime bozze, peraltro, aumentano le comunicazioni obbligatorie per le imprese, anziché semplificarle. Come è possibile trovarsi nella medesima situazione del 2025 e non aver fatto tesoro di quella esperienza frustrante per il sistema produttivo?”.
La tecnologia non sostituisce l’uomo, ma aumenta il lavoro e qualifica le competenze. Per il 66,7% delle aziende gli investimenti 4.0 e 5.0 hanno favorito una crescita degli addetti (significativa per il 24%) o mantenuto posti di lavoro altrimenti a rischio (24,1%). Complessivamente, nel quadriennio 2022-2025 le imprese hanno ampliato la loro forza lavoro del +12,8% (8.000 nuovi posti tra quelle del campione). In parallelo, aumentano le competenze: il 72% ha inserito nuove figure tecnico-specialistiche (digitalizzazione, automazione), il 61,5% ha riqualificato il personale verso competenze digitali e green, il 32,9% ha assunto esperti in sostenibilità, energia.
D’altro canto, in assenza degli incentivi 4.0 e 5.0, l’87,4% delle imprese avrebbe oggi maggiori difficoltà a restare competitiva, il 68,1% ritiene che molte aziende sarebbero più fragili o a rischio.
Il 57% prevede di realizzare ulteriori investimenti nei prossimi due anni, se le condizioni saranno favorevoli e il supporto efficace, in particolare per strategia di trasformazione digitale e green, formazione specialistica, accesso a finanza e incentivi. “Ogni settimana di incertezza incide sulla pianificazione delle aziende e diventa paradossalmente un freno, in uno scenario geopolitico che pesa sulle prospettive di crescita e richiederebbe rapidità e concretezza di risposte, sia su scala nazionale che europea. L’appello che rivolgo al Governo e ai Ministeri competenti è che il decreto arrivi a strettissimo giro, così come il rilascio della piattaforma GSE, per ridare fiducia alle imprese e favorire il rilancio degli investimenti in una fase così complessa”, conclude Paola Carron.
“È fondamentale che il positivo percorso di confronto e ascolto con il Governo sul nuovo piano 5.0 venga portato fino in fondo – aggiunge Gianmarco Russo, Direttore Generale di Confindustria Veneto Est -. Servono regole stabili, un orizzonte pluriennale di almeno 5 anni e una forte integrazione tra investimenti in tecnologie digitali e sostenibili e formazione delle persone. Se diamo alle imprese un quadro certo e stabile nel tempo, il nuovo piano 5.0 smetterà di essere percepito come un bonus a tempo e potrà diventare una vera politica industriale di medio-lungo periodo, capace di difendere e rilanciare la competitività del nostro sistema produttivo e di generare buona occupazione”.
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