Punti nascita, Zordan non ci sta: “Decisioni sopra le nostre teste”. E Rucco tende una mano

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Dopo la decisione della Regione di ridisegnare la rete dei punti nascita – con Asiago salvato per le sue peculiarità territoriali e Valdagno avviato verso la chiusura – il caso si trasforma in uno scontro politico e istituzionale che esce dai palazzi veneziani e arriva direttamente nei territori. Nella Valle dell’Agno la tensione sale, con il sindaco Maurizio Zordan che attacca frontalmente Regione e Ulss, mentre anche nella maggioranza emergono posizioni più caute.

La linea della Giunta, maturata dopo il parere negativo del Comitato Percorso Nascita nazionale sulle deroghe ai presìdi sotto i 500 parti annui, prevede una riorganizzazione complessiva della rete. Una scelta che mira a garantire sicurezza e sostenibilità, ma che nel Vicentino produce effetti opposti: da un lato la conferma del punto nascita di Asiago, dall’altro la prospettiva di chiusura per quello dell’ospedale San Lorenzo di Valdagno. Ed è proprio su questo fronte che si registra la reazione più dura. Il sindaco di Valdagno, Maurizio Zordan, parla senza mezzi termini di una decisione inaccettabile nei modi prima ancora che nel merito: “Una presa d’atto unilaterale che arriva in modo inaspettato, senza alcuna comunicazione o confronto – affonda il primo cittadino – non è tollerabile che la Regione decida, sulla base di un decreto del 2015, di chiudere in tempi brevi un punto nascita senza coinvolgere le amministrazioni locali”.

Parole che riportano al centro non solo la questione sanitaria ma anche quella istituzionale. Zordan rivendica infatti “rispetto per il ruolo dei Comuni e delle comunità”, sottolineando come il San Lorenzo rappresenti un punto di riferimento per circa 60 mila abitanti, in gran parte residenti in aree montane. Nel mirino del sindaco finisce soprattutto il criterio numerico: “Al di là dei numeri, il reparto funziona bene e garantisce qualità – insiste – parliamo di un servizio indispensabile in un territorio particolare come il nostro”. Da qui la promessa di una mobilitazione che coinvolgerà amministrazioni, cittadini e realtà locali, a partire dal Consiglio comunale e da una possibile Commissione sanità.

Le parole del sindaco si inseriscono in un clima già surriscaldato dal confronto politico regionale. Se il centrodestra infatti, con il capogruppo di Fratelli d’Italia Claudio Borga, ha attribuito la stretta sui punti nascita all’impianto normativo nazionale varato negli anni dei governi tecnici e di centrosinistra, il Partito Democratico ha replicato accusando la maggioranza di scaricare responsabilità e chiedendo soluzioni concrete per i territori.

Ma proprio all’interno del centrodestra emerge anche una voce più dialogante. Il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Rucco, pur ribadendo il quadro normativo richiamato da Borga, invita a non considerare chiusa la partita: “È giusto chiarire che la possibile chiusura non nasce da una scelta politica diretta della Giunta o del Governo attuale – osserva – ma dall’applicazione di regole nazionali. Detto questo, proprio perché conosciamo questo quadro, dobbiamo lavorare da subito per evitare che il territorio subisca passivamente questa prospettiva”. Rucco richiama la funzione concreta del presidio di Valdagno, andando oltre i numeri: “Non è una casella in una tabella, ma un servizio che riguarda famiglie, donne e comunità intere”. Un ragionamento che riecheggia, in parte, le motivazioni adottate per salvare Asiago, dove la Regione ha riconosciuto il peso determinante della geografia e dei tempi di accesso alle cure.

E per questo il consigliere annuncia iniziative sul territorio e un confronto diretto con sindaci e Ulss, con l’obiettivo di portare le istanze locali nelle sedi opportune e cercare «una “valutazione differente”. Una posizione che apre uno spiraglio, pur dentro un quadro normativo stringente. C’è poi un passaggio politico più ampio, che tocca il tema della natalità: “Non possiamo dire che servono più figli e poi accettare senza approfondimento l’arretramento dei servizi legati alla maternità – osserva Rucco – un punto nascita rappresenta anche un segnale alle famiglie sulla presenza dello Stato e della sanità”.

Il caso Valdagno, dunque, diventa emblematico di un equilibrio difficile: da un lato le esigenze di sicurezza e razionalizzazione spinte a livello nazionale, dall’altro il bisogno di prossimità dei servizi in territori complessi, non dissimili – almeno nelle criticità – a quello dell’Altopiano di Asiago. È proprio su questa linea sottile che si giocherà la prossima fase. Mentre la Regione procede nel riassetto della rete, nei territori cresce la richiesta di un confronto più ampio e di soluzioni che non si limitino alla chiusura dei reparti, ma prevedano alternative concrete. Non un mero riassetto da pallottoliere, ma un ragionamento ponderato ed ampio conscio della centralità del servizio essenziale al cittadino.

Punti nascita: Valdagno verso la chiusura, Asiago si salva. Scontro Pd – Fdi

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