Dal Vicentino una spinta per la pace: 12 Comuni schierati per la difesa nonviolenta

Il Veneto si muove per la pace e il Vicentino si scopre capofila di una mobilitazione istituzionale che parte dal basso e che cerca una via diversa rispetto al riarmo legittimato come unica opzione possibile in questo contesto storico. Ben venti amministrazioni comunali della regione hanno infatti deciso di sottoscrivere e sostenere apertamente la Campagna “Un’altra difesa è possibile”. Si tratta di un’iniziativa (presentata ieri 4 giugno a Vicenza presso il Parco della Pace di Vicenza) che punta a promuovere la Proposta di Legge di Iniziativa Popolare per l’istituzione e il finanziamento del “Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”, depositata in Cassazione il 16 marzo scorso. Un’adesione di peso che, nel cuore della provincia berica, vede la partecipazione compatta di ben 12 municipalità, rendendo il Vicentino il cuore della protesta pacifica regionale.

A guidare il fronte nel territorio è Vicenza, con l’assessore Giovanni Selmo a fare da portavoce delle istanze di una comunità che chiede risposte concrete di fronte ai venti di guerra globali. Accanto al capoluogo, la mappa dell’impegno si estende in modo capillare, coinvolgendo sindaci e assessori dell’Alto Vicentino, dell’Ovest e dell’area Berica. Hanno firmato il documento ufficiale i primi cittadini Alberto Dal Santo (Caltrano), Valentina Maculan (Carrè), Andrea Segalla (Chiuppano), Marco Guzzonato (Marano Vicentino), Gilberta Pezzin (Monticello Conte Otto), Giorgio Baù (Santorso), Giannantonio Michelusi (Thiene), Gianvalerio Piva (Valli di Pasubio) e Sandro Maculan (Zugliano). A loro si uniscono il Comune di Longare, rappresentato dal sindaco Matteo Zennaro e dal consigliere Francesco Berno, e la città di Valdagno con la vicesindaca Alessandra Finato.

Il progetto: un’alternativa civile alle armi
Ma in cosa consiste, nel concreto, la proposta di legge sostenuta dai sindaci vicentini? L’obiettivo finale è la creazione di un vero e proprio Dipartimento istituzionale. Questa nuova struttura avrebbe il compito di coordinare e dare autonomia a realtà che già operano quotidianamente per la sicurezza e la solidarietà, ma con modalità non militari. Al suo interno confluirebbero il Servizio civile, i Corpi civili di pace, la Protezione civile; e, infine, un nascente Istituto di ricerca interamente dedicato ai temi della Pace e del Disarmo.
I promotori della campagna – tra cui spiccano la Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, la Rete Italiana Pace e Disarmo e la coalizione Sbilanciamoci! – spiegano che non si tratta di un’utopia, bensì dell’applicazione dell’articolo 52 della Costituzione italiana. La possibilità di adempiere al dovere di difesa della Patria attraverso vie non militari è già stata confermata dalla Corte Costituzionale. La vera novità della legge risiede nel portafoglio: il nuovo Dipartimento verrebbe finanziato direttamente dai cittadini, i quali potrebbero scegliere di destinare una quota della propria dichiarazione dei redditi tramite un’apposita opzione fiscale.

Le ragioni del territorio: “Veneto, terra di pace”
La scelta dei dodici amministratori vicentini non è isolata, ma si ancora saldamente alla normativa locale. Il testo firmato dai Comuni richiama esplicitamente l’articolo 1 della Legge regionale 35 del 2018, intitolata non a caso “Veneto, terra di pace”. Un testo in cui la Regione si impegna a ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e a promuovere la giustizia sociale“In una situazione geopolitica sempre più instabile, dove il diritto della forza sembra aver prevalso sulla forza del diritto, riteniamo doveroso proteggere le comunità che rappresentiamo – spiegano i sindaci –. I civili sono le principali vittime dei conflitti. Le nostre città, con le scuole, gli ospedali e i luoghi di aggregazione, sono i primi bersagli della violenza distruttiva delle armi. Difendere il territorio oggi significa anche investire in una difesa non armata”.
Ora la palla passa ai cittadini: nelle piazze vicentine e nei municipi scatterà la corsa alle firme per trasformare la proposta in realtà. Per i residenti della provincia è possibile firmare anche online, sul sito ufficiale della campagna (difesacivilenonviolenta.org), autenticandosi tramite Spid o Carta d’Identità Elettronica (Cie). Una firma per dimostrare che, anche partendo dai piccoli borghi vicentini, un’altra difesa è davvero possibile.

Intanto, il Parco della Pace sarà prossimamente una delle tappe simboliche del “Giro d’Italia della Pace”, promosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani e dalla Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace. Il prossimo 20 settembre, i Comuni vicentini convergeranno al Parco per accogliere la Lanterna della Pace di Assisi, nell’ambito di un programma di iniziative che coinvolgerà il territorio vicentino e l’intero Veneto nei giorni precedenti all’evento.

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