Piano delle Acque, il Pd alza i toni: “Basta documenti per pochi, serve chiarezza”

Il Piano c’è, ma ora servono scelte politiche, risorse e una comunicazione trasparente ai cittadini. È su questo crinale che si inserisce la presa di posizione del Partito Democratico scledense, che entra con decisione nel dibattito aperto dopo la presentazione del Piano comunale delle Acque a Schio.
Adottato dalla giunta e ora nella fase delle osservazioni, il Piano rappresenta la prima mappatura completa della rete idraulica cittadina: fossati, canali, tombinamenti e scoli minori vengono analizzati in modo sistematico, con l’individuazione di 25 criticità e l’indicazione per ciascuna di un possibile intervento. Accanto al quadro conoscitivo, il documento prevede alcune opere prioritarie – in particolare due bacini di laminazione nelle aree di Aste e Santissima Trinità – e introduce un approccio strutturato alla gestione delle acque, basato su prevenzione, programmazione e manutenzione diffusa.
È proprio partendo da questa base che interviene il segretario dem Mattia Dal Lago, riconoscendo il valore dello strumento ma chiedendo un salto di qualità: “Il Piano delle Acque è uno strumento fondamentale per la sicurezza di Schio. Ma non può restare un documento tecnico per pochi addetti ai lavori – afferma rimarcando una posta in gioco più ampia – non riguarda solo Santissima Trinità, ma l’intera città e il modo in cui affrontiamo un territorio sempre più fragile di fronte agli eventi estremi”. Da qui la richiesta di un cambio di passo anche nella comunicazione pubblica: “La resilienza ai cambiamenti climatici non si costruisce solo con le opere o con la Protezione Civile: si costruisce anche informando i cittadini, spiegando i rischi, condividendo priorità, tempi e responsabilità, comprese quelle dei privati”.
L’accento viene posto anche sulla consapevolezza individuale: “Un cittadino informato può proteggersi meglio, conoscere il rischio della propria abitazione e valutare anche interventi di difesa o coperture assicurative”. Un ragionamento che si lega ai numeri contenuti nel Piano, fotografando una trasformazione profonda della città di cui tenere necessariamente conto: “Dal 1935 a oggi la superficie urbanizzata è passata da 273 a 859 ettari, con un aumento di oltre 586 ettari. Questo ha prodotto quasi 88 metri cubi al secondo in più di portata meteorica – ricorda Dal Lago – e più suolo impermeabile significa più acqua che corre veloce e maggiore rischio di allagamenti”. E il caso di Santissima Trinità viene indicato come emblematico, ma inserito in una lettura più ampia: “Il Piano individua criticità diverse: in alcune zone il problema è la rete minore, con fossi ostruiti o interrati. Ma sulla Valle Caussa Boldoro il nodo principale è ancora più chiaro: non è solo l’acqua, è il trasporto solido”.
Un elemento che, secondo il Pd, deve diventare centrale anche nella progettazione delle opere: “Il tombinamento della Valle Caussa Boldoro risulta ostruito tra il 50 e il 60% da sedimenti: ghiaia, sassi e detriti riducono la sezione disponibile e trasformano una piena in un allagamento. Non si può raccontare il problema come un tema solo idraulico”. Da qui una richiesta precisa sul bacino delle Aste: “Non può essere presentato solo come una vasca di laminazione. Deve essere progettato anche come opera di deposito e filtro, capace di trattenere il materiale solido prima che raggiunga i tratti tombinati e le aree abitate”.
Una funzione che, per posizione, secondo Dal Lago è naturale: “È il punto in cui ghiaia e detriti rallentano e possono essere intercettati e rimossi con manutenzioni programmate. Va dato atto al comitato Basta Allagamenti a SS. Trinità. È anche grazie alla loro pressione se oggi il Caussa è stato ripulito dopo anni di attesa, ma dobbiamo altrettanto evidenziare che, quella che oggi viene definita manutenzione straordinaria, in passato era ordinaria”.
Infine, il nodo politico delle risorse e dei tempi: “Per il Bacino delle Aste si parla del 2028, a quattro anni dall’allagamento del 2024. E a fronte di 25 criticità, sono previsti circa 500mila euro all’anno: sono risorse sufficienti? Il confronto si sposta così sulle priorità di bilancio: «Un solo evento ha prodotto circa 7 milioni di danni pubblici. Allo stesso tempo il Comune ha approvato la vendita della rete gas per circa 8,7 milioni: qual è la visione sull’utilizzo di queste risorse?”. La conclusione è netta ma non pregiudiziale: “Il punto non è dire che ogni euro debba andare alla sicurezza idraulica. Il punto è chiedere priorità, trasparenza e responsabilità”. Un intervento che riconosce il valore del Piano, ma apre una fase nuova: quella in cui alle analisi dovranno seguire scelte, tempi certi e una regia politica capace di trasformare una mappa di criticità in una strategia concreta per la città.
Presentato il Piano delle Acque: mappate 25 criticità e semaforo verde per due bacini
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