Attentato a Ranucci, indagato l’imprenditore Valter Lavitola

Secondo gli elementi raccolti, l’imprenditore – già in passato coinvolto in varie vicende giudiziarie – sarebbe uno dei mandante dell’attentato. Secondo quanto ricostruito da inquirenti e investigatori, Lavitola avrebbe parlato con un’altra persona, anch’essa indagata, che poi avrebbe richiesto ai quattro arrestati di porre in essere l’attentato nei confronti del giornalista di Report avvenuto, nell’ottobre scorso, a Roma.
Sul movente è ancora in corso l’indagine: martedì sono state arrestate tra Napoli e Avellino quattro persone: Pellegrino D’Avino e sua moglie Marika De Filippi, quest’ultima ai domiciliari, Saverio Mutone e Antonio Passariello, ritenuto uno dei capi del gruppo. Per il procuratore Francesco Lo Voi e i pm Carlo Villani (ora procuratore a Velletri) ed Edoardo De Santis la banda è l’autrice materiale dell’azione dinamitarda. A Lavitola, l’altro sospetto mandante e ai quattro è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso.
Sui quattro arrestati gravano, secondo il giudice, “elementi gravi, precisi e concordanti” a ritenere che “abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati”, messi in atto in cambio di denaro.
Dopo gli arresti dei presunti esecutori, Ranucci è stato ascoltato in Procura come persona informata sui fatti. “Al momento gli inquirenti non escludono alcuna pista, stanno lavorando a 360 gradi”, ha dichiarato il giornalista al termine dell’audizione. “Mi hanno prima di tutto chiesto se conoscevo gli arrestati di martedì e abbiamo ripercorso alcune vecchie inchieste di Report che hanno riguardato l’area geografica in cui vivevano i componenti della banda”, ha aggiunto.