Maternità e lavoro, in Veneto otto donne su dieci tornano occupate

Ascolta l'audio
...caricamento in corso...
Immagine realizzata con AI (Chatgpt)

Nel mercato del lavoro veneto le dimissioni delle lavoratrici madri non rappresentano, nella maggior parte dei casi, un addio definitivo all’occupazione. A dirlo è il nuovo report dell’Osservatorio regionale di Veneto Lavoro, che analizza caratteristiche e prospettive delle donne che lasciano il lavoro durante il cosiddetto “periodo protetto”, cioè nei primi anni di vita del figlio. L’analisi evidenzia come il reinserimento lavorativo sia una prospettiva concreta, anche se fortemente condizionata dall’età, dal settore di impiego, dalla disponibilità di servizi, dal ruolo dei padri e dalle possibilità di conciliare lavoro e famiglia.

Nel 2025 in Veneto sono state 8.500 le convalide di dimissioni o risoluzioni consensuali nel periodo protetto, pari al 14% del totale nazionale. Sei casi su dieci riguardano lavoratrici madri. Considerando il primo anno di vita del figlio, il Sistema informativo lavoro Veneto registra invece circa 4.600 dimissioni in periodo protetto, delle quali 3.700 riferite a donne.

Il profilo prevalente è quello di lavoratrici tra i 30 e i 34 anni, italiane nell’85% dei casi, occupate soprattutto nel settore dei servizi, in particolare turismo, commercio e comparto socio-sanitario. Circa quattro su dieci avevano un contratto part-time.
Uno degli aspetti più significativi riguarda però ciò che accade dopo l’uscita dal lavoro. Secondo lo studio, il 15% delle lavoratrici passa direttamente a una nuova occupazione nell’arco di una settimana, mentre circa un terzo trova un nuovo impiego entro sei mesi.

Il rientro
Il dato più incoraggiante emerge osservando un periodo più lungo: entro cinque anni il tasso di rientro nel mercato del lavoro arriva a sfiorare l’80%.
Non tutte, però, rientrano con la stessa facilità. Le lavoratrici più mature incontrano maggiori difficoltà e il reinserimento avviene prevalentemente nei servizi, settore che assorbe oltre l’80% delle ricollocazioni entro due anni.
Sul fronte contrattuale continua a prevalere il tempo determinato, anche se cresce progressivamente il peso dei contratti a tempo indeterminato, passati dal 25% nel 2019 al 32% nel 2023. Il part-time resta comunque una modalità molto diffusa, interessando oltre la metà delle ricollocazioni.

Il ruolo dei servizi pubblici per l’impiego
Il report dedica spazio anche ai servizi pubblici per l’impiego. Circa il 70% delle lavoratrici presenta la dichiarazione di immediata disponibilità presso un Centro per l’impiego per accedere alla Naspi. Per queste donne il rientro immediato è meno frequente, ma oltre la metà risulta nuovamente occupata entro due anni.

Il ruolo delle aziende e del partner
L’indagine qualitativa mostra inoltre che la decisione di dimettersi nasce raramente da una scelta programmata. Più spesso è la conseguenza delle difficoltà incontrate dopo il parto: orari rigidi, carenza di servizi per l’infanzia, riduzione del supporto familiare, scarso ricorso al part-time e ambienti di lavoro poco favorevoli alla conciliazione. Al contrario, nelle aziende che adottano modelli organizzativi flessibili e politiche di sostegno alla genitorialità il fenomeno delle dimissioni può ridursi fino ad azzerarsi.
Per Veneto Lavoro la sfida riguarda quindi non solo la conciliazione tra famiglia e occupazione, ma una più ampia condivisione delle responsabilità tra imprese, servizi territoriali, istituzioni e famiglie. Una condizione ritenuta essenziale per trattenere competenze nel mercato del lavoro e sostenere l’occupazione femminile in una fase di crescente trasformazione economica.

– – – – –
L’Eco Vicentino è su Whatsapp e Telegram.

Iscriviti ai nostri canali per rimanere aggiornato in tempo reale.
Per iscriverti al canale Whatsapp clicca qui.
Per iscriverti al canale Telegram clicca qui.