Capovilla: “Distruggono anche il buono fatto. Ex latteria? Rendere i fondi Pnrr un delitto”

E’ un fiume in piena Piergildo Capovilla. Se sulle prime era stato l’esito elettorale a rendere cocente la delusione dell’ex primo cittadino di Cogollo del Cengio, a prevalere ora è più la frustrazione e l’amarezza di constatare come, a suo dire, la nuova amministrazione del sindaco Maculan “stia lavorando per distruggere invece che costruire”.
Capovilla, quello che si vede in questi mesi è che lei è tutt’altro che intenzionato ad abbandonare la scena politica. Mi racconta qual è il suo cruccio principale?
Senza dubbio quello di vedere come è stato bistratto il progetto dell’ex latteria. Ci lavoriamo da anni, doveva essere un luogo per i nostri nipoti e per i nostri anziani, una vera casa della comunità al centro del paese. Invece rischiamo che resti davvero un contenitore vuoto come è stato definito. Nei primi mesi di mandato Maculan ha infatti rinunciato a fondi del Pnrr già stanziati, cosa peraltro non richiesta, l’unico comune in tutto il Veneto. Chiaro segno di non voler proseguire nell’idea di una struttura polifunzionale. Oggi l’impresa che sta ultimando il cantiere ha mandato di ultimare frettolosamente e poi andarsene: oltre 2 milioni e 300mila euro per il solo asilo nido, quando la stessa cifra doveva servire anche per la scuola dell’infanzia.
In sede di approvazione del progetto, voi avevate indicato però solo l’asilo nido come destinazione d’uso. E poi c’è la Parrocchia che dal 2004 accoglie i bambini del paese presso l’ex Patronato..
Andiamo con ordine. C’erano dei vincoli imposti dal Pnrr, ma basta sfogliare la documentazione per vedere che il progetto, completamente coperto economicamente, prevedeva una realizzazione a stralci di una scuola dell’infanzia al piano terra, mentre con accesso da Via Verdi, era previsto il Nido e il Centro Diurno per anziani. Ora, pur riconoscenti alla Parrocchia, segnalo che alla stessa viene corrisposto un canone annuo da noi ribassato e pattuito in 21mila euro. Chiedo: con una struttura nuova e funzionale, le pare normale continuare a spendere queste somme – senza contare gli extra – per mantenere i nostri bambini in uno stabile privo di idoneità statica e diviso dal centro del paese a causa di una strada provinciale di cui è comprovata la pericolosità? Ricordo che una moderna edilizia scolastica è tra le cose che rendono più attrattivo un paese. A proposito di calo demografico.
C’è poi la vicenda della rotatoria privata del granatiere che avevate messo a dimora al centro della stessa. Pare che non tornerà o ci sono notizie diverse?
Guardi, ho poca fiducia, ma non demordo. Hanno speso quasi 2mila euro per rimuoverlo quando bastava un maggiore dialogo istituzionale. E tutto per assecondare qualche segnalazione fatta per il solo gusto di arrecare danno al sottoscritto. Potrei citare mille altri esempi di statue nelle rotonde. Un abbellimento e un orgoglio che ora è stato malamente parcheggiato in deposito lasciando spoglia la struttura. E il paradosso è che poi l’amministrazione va a Spoleto per una festa proprio dei Granatieri, lì dove hanno chiesto di fare copia della nostra statua. Il massimo dell’incoerenza.
Ma mi dica onestamente, la sua è una critica da opposizione senza quartiere o sa riconoscere eventuali buone azioni dell’amministrazione del sindaco Maculan? Lascio giudicare i cittadini. A proposito di scuola, l’amministrazione ha deciso di recedere il contratto con l’attuale gestore della mensa, pagando anche delle penali cospicue. E nessuno sa cosa avverrà dal 1 gennaio. In località Banchette c’è un attraversamento semaforizzato preziosissimo per i residenti, concluso da mesi, ma ancora inspiegabilmente spento. L’evento che portava più vita e persone in paese, il Christmas Train, dopo dieci anni di successi non si farà. Ma potrei continuare.
C’è però una questione che sicuramente ha suscitato un acceso dibattito finendo probabilmente per condizionare la campagna elettorale oltre che approdando poi davanti ad un giudice. Mi riferisco all’eredità di Eusebio Pozza, per tutti Jeio, lo storico gelataio del paese. Cosa può dire a riguardo?
Anzitutto che ho piena fiducia nella giustizia che sono certo saprà valutare al meglio i fatti. Mi addolora, ancor più della cattiveria che si è scagliata persino minacciando i miei affetti, il fatto che tutto questo è proprio quel clamore che Eusebio non avrebbe mai voluto. Mi sono curato di lui in tempi non sospetti, quando altri magari non lo facevano. Gli assistenti sociali, quindi figure terze, si sono rivolte a me per l’amministrazione di sostegno: il mio errore è stato quello di offrirmi, credendo di fare una cosa buona e coinvolgendo l’avvocata Magnabosco proprio per fare tutto secondo legge. Dell’eredità ho saputo anche io dopo la sua morte: Eusebio ha lasciato un capitale importante, ma non baratterei mai quel valore con la serenità dei miei cari. Oggi ciò che resta è una gelateria vuota, quando io ci immaginavo un progetto per far lavorare persone fragili. Vedremo cosa accadrà, ma lo ripeto. Fiducia nei magistrati e massima tranquillità per quanto fatto nell’interesse di una persona a cui ero sinceramente affezionato.
Amministrare è difficile: non pensa, per concludere, che forse una nuova amministrazione, il nuovo sindaco, meritino un po’ di fiducia?
Non è questione di fiducia, ma di volontà di collaborare. Vengo persino ostacolato nell’accesso ai documenti, si immagini. Tutta l’azione amministrativa di questi mesi è nel segno della profonda discontinuità anche operativa e questo può starci. Quando però vedo prevalere l’idea che chi arriva dopo distrugge ciò che c’era prima a prescindere, allora non posso accettarlo. Non mi appartiene e quando mi sono avvicendato a Calgaro nel 2015 non è quello che ho fatto. Poi c’è anche un modus operandi che ci divide: un sindaco si deve prendere delle responsabilità, parlo ad esempio della burocrazia che stritola le associazioni: o le si aiuta o chiuderanno, con danno per tutta la comunità. Per il resto, parola ai cittadini.
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