Cappellari, la difesa: “E’ un ragazzo prostrato, ma parlerà. A Enego un clima nocivo”

C’è il peso delle accuse, ci sono le indagini della magistratura e c’è una comunità che fatica ancora a comprendere fino in fondo i contorni di una vicenda destinata a lasciare il segno. Ma c’è anche un ragazzo di appena 21 anni che, nel giro di pochi giorni, si è ritrovato al centro di un caso giudiziario e mediatico di straordinaria rilevanza.
A fare il punto è Roberto Rigoni Stern, sindaco di Asiago e avvocato difensore di Adriano Cappellari, che invita anzitutto alla cautela e alla necessità di attendere che gli accertamenti facciano il loro corso. Sul piano processuale, il legale conferma che nel primo interrogatorio il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una scelta che, precisa, non deve essere interpretata come una chiusura nei confronti degli inquirenti: “C’è la volontà, a stretto giro, di chiedere un nuovo interrogatorio per poter esporre i fatti e cercare di addivenire a una soluzione possibilmente definitiva della vicenda. L’atteggiamento è di massima collaborazione. C’è la piena disponibilità a confrontarsi con l’autorità giudiziaria e a fornire tutti gli elementi che potranno essere utili per una corretta ricostruzione dei fatti”.
Rigoni Stern sottolinea tuttavia come questa sia ancora una fase estremamente delicata: “In questo momento sarebbe poco serio avventurarsi in valutazioni di merito. Occorre innanzitutto acquisire e studiare tutta la documentazione disponibile, comprendere esattamente il quadro investigativo e soltanto successivamente costruire una linea difensiva che tuteli certamente il ragazzo ma che sia anche, per quanto possibile, risolutiva del caso. La prudenza, in questo momento, è doverosa”. Accanto agli aspetti strettamente giudiziari emerge però una preoccupazione ancora più immediata: quella per le condizioni psicologiche del giovane.
“Adriano si trova in un preoccupante stato di prostrazione. Parliamo di un ragazzo di appena ventun anni che si trova a sostenere un peso enorme. Oggi più che mai ha bisogno di assistenza, di vicinanza e di sostegno sotto il profilo psicologico. Prima ancora delle questioni processuali c’è una persona che sta attraversando una fase estremamente difficile”. Il difensore non nasconde la propria preoccupazione per l’impatto che la vicenda sta avendo sul piano umano: “Credo che chiunque possa comprendere quanto sia devastante trovarsi improvvisamente esposto a una pressione pubblica di queste dimensioni. Adriano ha bisogno anche di isolarsi da una macchina del fango che non gli dà tregua. Esiste un tempo per le indagini e per l’accertamento delle responsabilità, ma esiste anche il dovere di preservare la dignità delle persone coinvolte”.
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Poi il ragionamento si allarga. Rigoni Stern sceglie per qualche istante di mettere da parte la veste di difensore per parlare da amministratore e da uomo che da sempre conosce le dinamiche dell’Altopiano: “Lungi da me voler impartire lezioni o individuare spiegazioni semplicistiche. Tuttavia credo che molti osservatori abbiano colto come il fattore ambientale, relativamente a Enego, sia tutt’altro che trascurabile. Non sto parlando delle responsabilità individuali, che restano personali e devono essere accertate nelle sedi opportune. Mi riferisco invece a un clima che negli anni si è sedimentato e che non può essere ignorato”.
Un riferimento che rimanda, anche non volendo, alle profonde ferite che hanno attraversato il paese negli ultimi decenni. Dall’omicidio dell’ex sindaco Domenico Miola e della moglie, uccisi a sprangate nel 2005, fino agli episodi intimidatori che hanno coinvolto l’ex sindaco Ivo Boscardin e l’allora vice sindaca Simi, vicende che hanno successivamente alimentato ulteriori polemiche e tensioni all’interno della comunità: “Sono storie diverse e non sovrapponibili, sia chiaro – osserva Rigoni Stern – ma tutte raccontano di una realtà che nel tempo è stata esposta a tensioni e contrapposizioni molto forti. Personalmente ritengo che Enego abbia bisogno di lavorare davvero per ritrovare un equilibrio e una pacificazione necessari. Parlo di una comunità bellissima, ricca di valori, tradizioni e persone straordinarie, ma che deve riuscire a superare un clima nocivo, malsano e divisivo che ha già fatto abbastanza male”.
Parole che non entrano nel merito dell’inchiesta, ma che offrono una chiave di lettura più ampia di una vicenda che oggi scuote non soltanto una famiglia e un giovane all’inizio del proprio percorso di vita, ma un intero territorio chiamato ancora una volta a confrontarsi con le proprie fragilità. Mentre la magistratura prosegue il proprio lavoro e la difesa si prepara ai prossimi passi, resta una certezza: quella di una storia ancora tutta da chiarire, nella quale la ricerca della verità dovrà necessariamente procedere insieme al rispetto delle persone coinvolte.
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