Bracciante abbandonato ferito, Cgil: “Barbarie”. Usb convoca un presidio

Mentre è assordante il silenzio della politica, di qualsiasi colore, attorno al grave fatto di cronaca avvenuto la scorsa settimana vicino all’ospedale di Bassano del Grappa, su quanto accaduto arriva la dura presa di posizione di Cgil e Cub di Vicenza. Come si ricorderà, un bracciante indiano di 56 anni ferito era stato abbandonato in tarda serata poco lontano dall’ospedale dopo che nel pomeriggio era rimasto ferito in seguito a una caduta da almeno tre metri. Per il grave infortunio è stata individuata e denunciata una coppia di datori di lavoro titolari di un noto maneggio e di un’azienda agricola a Schiavon (il ferito, regolare in Italia, residente in Campania, stava lavorando in nero). Le accuse: omissione di soccorso e lesioni personali colpose in concorso.
E mentre tacciono anche le associazioni di categoria agricole, la Cgil di Vicenza ad esprimere “profonda indignazione e ferma condanna” per il gravissimo episodio avvenuto nelle campagne vicentine, dove il lavoratore agricolo con diverse fratture è rimasto prima senza cure per ore e quindi caricato in auto e abbandonato dai propri datori di lavoro nei pressi dell’ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa. “Un comportamento che, oltre alle responsabilità giudiziarie che saranno accertate dagli organi competenti, rappresenta una ferita profonda ai principi fondamentali di umanità, legalità e rispetto della persona“.
Per la Cgil di Vicenza l’episodio si inserisce in un contesto nel quale il lavoro nero, lo sfruttamento della manodopera e la vulnerabilità dei lavoratori migranti continuano a rappresentare fenomeni diffusi e troppo spesso sommersi. La vicenda richiama inevitabilmente alla memoria altre atrocità del genere che negli ultimi anni hanno colpito il mondo del lavoro italiano, dimostrando come il contrasto al caporalato e allo sfruttamento debba restare una priorità assoluta delle istituzioni e delle parti sociali. Ricordiamo, fra le altre, la tragedia di Satnam Singh, abbandonato agonizzante nelle campagne dell’Agropontino due anni fa.
I numeri degli infortuni sul lavoro
I dati sugli infortuni e sulle morti sul lavoro confermano la gravità della situazione. “Nel 2025 la provincia di Vicenza – spiega la Cgil – ha registrato 13.138 denunce di infortunio, in lieve aumento rispetto alle 13.090 dell’anno precedente. Ancora più preoccupante è il dato relativo alle vittime sul lavoro, salite a 19 nel corso del 2025, oltre il doppio rispetto alle 8 registrate nel 2024. Un andamento che evidenzia una pericolosa continuità negativa e che impone un rafforzamento delle politiche di prevenzione e controllo”.
Particolarmente allarmante risulta la condizione dei lavoratori stranieri: Cgil ricorda che nel vicentino sono coinvolti nel 39% degli infortuni denunciati pur rappresentando una quota molto inferiore della forza lavoro complessiva. “Un dato che mette in luce le conseguenze della precarietà occupazionale, delle difficoltà linguistiche e formative, dello sfruttamento e della maggiore esposizione a mansioni ad alto rischio”.
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Anche il quadro del primo trimestre di quest’anno conferma la gravità della situazione: in Veneto, considerata zona rossa, si sono contate 21 vittime sul lavoro, 16 in occasione di lavoro e 5 in itinere, con un indice di mortalità pari a 7,3 decessi per milione di occupati, superiore alla media nazionale, che è di 5,7. “Tutto ciò impone un deciso cambio di passo sul fronte della prevenzione, della formazione, dei controlli e delle sanzioni contro chi viola le norme sulla sicurezza – prosegue un comunicato del sindacato -. La CGIL di Vicenza ribadisce la necessità di rafforzare gli organici ispettivi, incrementare i controlli nei luoghi di lavoro, contrastare con maggiore efficacia il lavoro nero e applicare rigorosamente la normativa contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo. Parallelamente è indispensabile intervenire sulle condizioni che alimentano la ricattabilità dei lavoratori migranti, garantendo percorsi di regolarizzazione, diritti e tutele effettive. Il sindacato esprime vicinanza al lavoratore ferito e alla sua famiglia e seguirà con attenzione l’evoluzione della vicenda affinché siano accertate tutte le responsabilità e venga garantita piena giustizia”.
“Quanto accaduto rappresenta una delle pagine più vergognose che il nostro territorio abbia conosciuto negli ultimi anni sul fronte dello sfruttamento lavorativo”, dichiara il segretario generale della Cgil di Vicenza, Giancarlo Puggioni. “Questo episodio è il prodotto di un sistema che troppo spesso si alimenta di lavoro nero, sfruttamento e assenza di controlli”. Oltre a chiedere un potenziamento immediato degli organi ispettivi per contrastare il lavoro irregolare, Puggioni sollecita “interventi legislativi per superare il ‘combinato disposto’ della Legge Bossi-Fini e dei Decreti Flussi, strumenti che alimentano la vulnerabilità e il ricatto nei confronti dei lavoratori migranti”.
Il presidio dell’Usb: “Sia interdetta l’attività del maneggio”
Oggi, 3 giugno, alle 12,30 l’Usb di vicenza (Unione Sindacale di Base) ha convocato un presidio davanti al maneggio S. Isidoro in via Santa Teresa a Schiavon, dove l’infortunio del bracciante indiano sarebbe avvenuto. “Pur a fronte di interventi e sanzioni da parte delle forze dell’ordine, rileviamo con preoccupazione il silenzio che continua a circondare i responsabili di tali vicende. La trasparenza e l’assunzione di responsabilità devono essere principi imprescindibili. Come Usb e Rete Iside ribadiamo con forza che multe e sanzioni amministrative non sono sufficienti, chi si rende responsabile di simili comportamenti deve essere interdetto dall’esercizio di attività imprenditoriali“.
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