Morto il muratore 65enne travolto da una bobina. “Non si può morire a un anno dalla pensione”

L'ospedale San Bortolo di Vicenza

È morto di Jelenko Grumic, muratore di 65 anni residente a Barbarano Mossano, deceduto all’ospedale San Bortolo di Vicenza dopo venti giorni di agonia a causa delle ferite riportate a seguito di un infortunio sul lavoro avvenuto lo scorso 11 giugno in un cantiere di Longare. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo era stato colpito alle spalle da una pesante bobina movimentata con un muletto e caduta durante le operazioni di spostamento. Le condizioni dell’uomo sono apparse immediatamente disperate ai soccorritori, ma il tempestivo ricovero d’urgenza e le quasi tre settimane di terapia intensiva, non sono bastati a salvargli la vita. La Procura ha aperto un’indagine per omicidio colposo per accertare le responsabilità di una morte che non può e non deve essere archiviata come un semplice caso sfortunato.

Cgil e Fillea Vicenza: “Non si può perdere la vita a un anno dalla pensione”
Jelenko Grumic, oltre ad essere un muratore esperto era un iscritto storico della Fillea Cgil, aveva dedicato la sua vita al lavoro nei cantieri, era di origini bosniache e viveva da molti anni nel Vicentino, dove lascia nel dolore la moglie e due figli.

In rianimazione operaio colpito da una bobina

“La morte di Jelenko Grumic lascia una ferita profonda nella nostra organizzazione e un grande dolore in tutti coloro che lo hanno conosciuto. Era un muratore esperto – afferma Riccardo Martin, segretario generale della Fillea Cgil di Vicenza – un nostro iscritto storico, militante, attento e capace, una persona che ha trascorso una vita nei cantieri. Solo poche settimane fa avevamo verificato insieme la sua posizione previdenziale: gli mancava circa un anno per andare in pensione. Una pensione guadagnata con decenni di lavoro duro, che purtroppo non potrà mai vivere. Questa tragedia ci obbliga a porci una domanda precisa: è accettabile che a 65 anni si lavori ancora in cantiere? È possibile a quell’età, dopo una vita di lavoro gravoso, svolgere ancora mansioni pesanti e pericolose? Per noi la risposta è no! E non lo è da oggi, le nostre posizioni sulla necessità di abbassare l’età pensionabile sono granitiche da sempre, soprattutto per il nostro settore”.

“L’edilizia – prosegue Martin – continua a essere uno dei settori dove si muore troppo e troppo spesso: la sicurezza non può essere affidata alla buona sorte o ridotta a un adempimento burocratico, deve tradursi in prassi, attraverso una corretta organizzazione del lavoro, la formazione, i controlli necessari e costanti e responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti. In questa dolorosa tragedia, c’è poi un altro aspetto che ci amareggia perché, dalle testimonianze raccolte dopo l’infortunio, risulta che sia mancata quella vicinanza che ci si aspetterebbe da parte dell’azienda verso la famiglia e verso chi ogni giorno ha lavorato accanto a Jelenko. Di fronte a una vicenda simile servono rispetto, presenza e umanità. Oggi il nostro pensiero va alla moglie, ai due figli e ai suoi compagni di lavoro, ai quali la vicinanza della Fillea Cgil di Vicenza. Il modo migliore per ricordare Jelenko non è limitarsi al cordoglio, ma continuare a lottare e a chiedere cantieri più sicuri e condizioni di lavoro che permettano a ogni lavoratore e a ogni lavoratrice di tornare a casa alla fine del turno e di poter raggiungere la pensione dopo una vita di fatica”.

Per il segretario generale della Cgil di Vicenza, Giancarlo Puggioni, “la morte di Jelenko non è soltanto una tragedia che colpisce una famiglia e una comunità di lavoratori, è l’ennesimo segnale di un problema che il Paese continua a non affrontare con la determinazione necessaria. Non possiamo accettare che si continui a morire di lavoro a tutte le età, né che un lavoratore arrivi a perdere la vita quando manca appena un anno alla pensione. Ogni volta che accade un infortunio mortale ci si affida al cordoglio e alle promesse. Ma il cordoglio non basta: servono investimenti nella prevenzione, controlli più efficaci, formazione continua e un’organizzazione del lavoro che metta davvero al primo posto la salute delle persone”.

“La sicurezza – prosegue Puggioni – non può essere considerata un costo o un obbligo da assolvere sulla carta e, spesso, neppure lì. La tutela della vita, prima di ogni altra cosa, è un diritto fondamentale e una responsabilità che coinvolge tutti, a partire da chi organizza il lavoro. Sappiamo che queste possono sembrare parole piene solo di retorica, ma per noi non è così. Noi chiediamo l’impegno del Governo, dei Ministeri, della Regione affinché vengano fatti quegli investimenti necessari e vengano emanate quelle leggi ormai indifferibili per poter finalmente migliorare le condizioni di chi per vivere deve lavorare ogni giorno, fino ad una pensione sempre più lontana e misera. La Cgil continuerà a pretendere che la tutela della vita venga prima di qualsiasi altra logica perché nessun contratto, nessuna scadenza e nessun profitto possano valere la vita di una persona”.

La Fillea Cgil di Vicenza ha organizzato per lunedì pomeriggio, 6 luglio, un momento di raccoglimento e di ricordo insieme ai colleghi di Jelenko Grumic, per rendergli omaggio e per rinnovare l’impegno del sindacato nella difesa della salute e della sicurezza nei cantieri, affinché tragedie come questa non si ripetano mai più.

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