Caso Flotilla: indagato a Roma il ministro Ben Gvir

Tortura e crimini di guerra. Con queste ipotesi di reato la Procura di Roma ha proceduto all’iscrizione nel registro degli indagati del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir. Il fascicolo è stato aperto dopo i fermi degli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, avvenuti nel maggio scorso.
Oltre alle testimonianze dei partecipanti alla missione, sentiti dai carabinieri del Ros, in mano alla procura c’è anche il video, girato nel porto di Ashdod, dove si vede Ben-Gvir che si muove tra i partecipanti alla Global Sumud Flotilla e li deride, mentre questi sono in ginocchio con le mani ammanettate dietro alla schiena. Era stato lo stesso Ben Givr a pubblicare quelle immagini sui propri canali social.
Ben Gvir non si lascia intimidire e con un post su X ironizza contro l’Italia: “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”. “Israele – aggiunge citato dai media israeliani – non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti”.
L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un nuovo fronte giudiziario per il ministro israeliano. L’Italia si aggiunge infatti alla Francia, dove la Procura nazionale antiterrorismo ha già aperto un’indagine preliminare ipotizzando i reati di tortura e crimini di guerra. A Roma il fascicolo aperto dai magistrati comprende diverse ipotesi di reato, tra cui tortura e sequestro di persona, e si inserisce in una più ampia attività investigativa che riguarda le missioni della Flotilla terminate con l’intervento delle forze di sicurezza israeliane nell’aprile e nell’ottobre dello scorso anno.
C’è poi la questione delle sanzioni: il primo snodo arriverà lunedì prossimo, il 15 giugno, quando i ministri degli Esteri dell’Unione europea riuniti a Lussemburgo discuteranno le opzioni messe sul tavolo dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, nel tentativo di costruire una posizione comune e vincere le resistenze ancora presenti in alcune capitali.