Il lavoro nel nuovo anno: vicentini pessimisti e preoccupati per le difficoltà economiche

Il lavoro e l’economia sono il “problema più urgente da risolvere” per i lavoratori vicentini. È quanto emerge da una nuova indagine realizzata dal Centro Studi Cisl Vicenza su un campione di oltre mille lavoratori vicentini, ai quali è stato chiesto un giudizio sulle loro condizioni lavorative ed economiche e sulle loro aspettative per il 2026.
Somministrate tra settembre e ottobre 2025, le domande sono state rivolte a lavoratrici e lavoratori vicentini che si sono rivolti al Caf Cisl. Lavoro e economia rappresentano infatti per il campione la preoccupazione principale per ben il 42,66% dei rispondenti, ben più delle guerre (24,90%) e di altre tematiche vicine alla quotidianità come la sanità (16,27%) e la sicurezza (7,64%).
Il lavoro inteso principalmente come forma di sostentamento, tanto che circa 2/3 dei rispondenti al questionario dichiara di avere avuto difficoltà economiche nell’ultimo periodo. Quest’ultimo dato naturalmente è influenzato dal reddito: non a caso la percentuale tocca il massimo (46,6%) tra quanti hanno un reddito inferiore ai 10 mila euro, ma si mantiene oltre il 20% – 1 su 5 – anche fino a 30 mila euro l’anno di reddito. È significativo inoltre osservare che anche tra i redditi medio-alti non mancano le criticità: tra quanti hanno un reddito di oltre 40 mila euro l’anno, l’8,51% dichiara comunque difficoltà economiche.
“La ricerca conferma la grande erosione del potere di acquisto degli stipendi – commenta Raffaele Consiglio, segretario generale provinciale di Cisl Vicenza – che riguarda in primis un bene essenziale come la casa, ma anche molte altre voci di spesa più comuni, dai generi alimentari ai piccoli extra. Oggi nei lavoratori vicentini vi è la percezione sempre più marcata di come il valore del loro lavoro sia ormai inferiore al valore economico del tenore di vita a cui erano abituati”.
Va sottolineato che, al di là delle condizioni strettamente economiche, i vicentini dimostrano un generale attaccamento e apprezzamento per l’attività professionale svolta: il 47,02% dei rispondenti si dichiara abbastanza soddisfatto del proprio lavoro e il 12,3% molto soddisfatto, solo il 9,13% si dice per nulla soddisfatto.
Prospettive fosche 2026
Per il futuro il quadro si fa se possibile più fosco: solo il 15,74% dei rispondenti si attende un miglioramento della situazione economica personale o della propria famiglia. E se il 43,43% non prevede cambiamenti significativi, ben il 40,84% si aspetta invece un ulteriore peggioramento. In pratica, in un contesto economico già considerato difficile, il numero di quanti si attendono un 2026 ancora più difficile è quasi tre volte quello di chi risponde con un certo ottimismo.
Interrogati invece sulle loro aspettative generali (dunque non solo relative a se stessi o alla propria famiglia) per il 2026, solo l’8,17% prevede un anno migliore rispetto al 2025, con un 47,71% che prevede una situazione sostanzialmente invariata e un significativo 44,12% che si attende un peggioramento generale. È curioso osservare come la stessa domanda fosse stata posta anche quattro anni fa, in una precedente rilevazione svolta dal Centro Studi Cisl Vicenza su un campione comparabile: all’epoca vi era stata una maggiore polarizzazione verso aspettative di miglioramento (14,9%) e peggiori (54,25%), a conferma di una sempre più diffusa incertezza nel contesto attuale.
La paura per la perdita del lavoro
A fronte di queste criticità rispetto alla situazione economica, inizia a manifestarsi anche una certa paura per la perdita del lavoro: infatti se è pur vero che la maggioranza (65%) non manifesta questo timore, per un territorio ad alta densità di occupazione come quello Vicentino rappresenta un dato anomalo e preoccupante che oltre un terzo (35%) abbia motivi per ritenere il proprio posto a rischio nei prossimi 12 mesi: più in dettaglio il 19,64% si dichiara abbastanza preoccupato e addirittura il 15% molto preoccupato.
Anche in questo caso le risposte sono differenziate in base al reddito: ad esprimere maggiore preoccupazione sono le fasce più deboli (è preoccupato di perdere il lavoro nei prossimi 12 mesi il 61,17% di quanti hanno un reddito entro i 10 mila euro) ma oltre 1 vicentino su 4 della classe media ha lo stesso timore (oltre il 25% dei rispondenti con reddito fino ai 40 mila euro) e anche un 1 vicentino su 5 con reddito medio-alto (oltre i 40 mila euro) esprime la medesima preoccupazione, a conferma di come l’insicurezza del lavoro sia oggi un tema sempre più trasversale anche nel tessuto sociale vicentino.
Che cosa fare?
“Questo è un timore inedito per il nostro territorio, per lo meno in queste proporzioni e in modo così trasversale rispetto alle fasce di reddito e quindi anche tipologie di lavoro svolto – sottolinea Raffaele Consiglio -. I lavoratori vicentini hanno la percezione di far parte di un sistema produttivo che è sempre più a rischio di fronte ai grandi cambiamenti in atto, derivanti sia dall’innovazione tecnologica sia dallo spostamento di molte produzioni e dell’asse stesso dell’economia in altre parti del mondo. Questi mutamenti rappresentano un rischio particolare per il ‘sistema Vicenza’, dove come sappiamo bene il settore manifatturiero ha un peso determinante. Proprio per questo motivo come sindacato crediamo che sia necessario affrontare e governare questi processi di transizione facendo sistema: nel Vicentino ci sono moltissime imprese eccellenti, e non mi riferiscono solo ai grandi nomi che tutti conoscono, ma non possiamo lasciare le aziende da sole ad affrontare questi cambiamenti”.
“Occorre favorire gli investimenti e il posizionamento verso le altissime specializzazioni – aggiunge il segretario provinciale Cisl -sostenendo e rafforzando percorsi che peraltro molte aziende hanno già intrapreso da tempo, ma per fare questo sempre una visione e un progetto industriale d’insieme. In questa prospettiva, rappresenta sicuramente un segnale importante l’annuncio del neo-presidente della Regione del Veneto dell’’istituzione del tavolo regionale per la sburocratizzazione, inteso anche come primo tassello per la realizzazione di quel ‘Consiglio regionale dell’economia’ inserito quale proposta centrale nel manifesto di Cisl per le recenti elezioni regionali”.
In questo contesto un ruolo decisivo dovrà avere anche la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratori nelle decisioni gestionali delle aziende: questa opportunità, sancita dalla legge approvata nel 2025 a seguito della proposta di legge popolare presentata proprio da Cisl, è ritenuta importante da oltre l’85% degli intervistati.
“È evidente che le grandi sfide che ci attendono possono essere affrontate solo attraverso la concertazione e coinvolgendo i lavoratori nella governance delle imprese. Oggi finalmente esistono anche in Italia gli strumenti normativi che consentono di farlo: la battaglia diventa quindi culturale, per far sì che sempre più aziende intraprendano questo percorso, la cui promozione è sicuramente uno degli impegni e obiettivi prioritari di Cisl Vicenza per il 2026″, conclude Consiglio.
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