Accoglienza profughi, la prefettura cerca strutture per 2600. Bando da 19,5 milioni di euro

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Il grafico illustra l'andamento degli sbarchi in Italia (ministero dell'Interno)

E’ stato pubblicato sul sito della Prefettura di Vicenza il nuovo bando per l’accoglienza e l’assistenza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale: 2.600 i posti da coprire in provincia, erano 1.828 nel bando dell’anno scorso. Ad oggi sono poco più di 2.200 quelli presenti sul territorio.

“A seguito del perdurante e massiccio afflusso sulle coste italiane di cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale e in attuazione alle direttive impartite dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, – spiega l’avviso di gara – la Prefettura, Ufficio Territoriale del Governo di Vicenza intende avviare una nuova procedura di gara ai sensi dell’art. 60 del D. Leg.vo n. 50/16, rientrante negli appalti dei servizi sociali di cui all’art.142 del D. Leg.vo. n.50/16, per l’individuazione di strutture di accoglienza temporanea, con capienza massima, in via tendenziale, di 150 posti ciascuna, con soggetti operanti nel territorio della provincia di Vicenza”.

Il bando, destinato a coprire il periodo giugno-dicembre di quest’anno, a conti fatti “muove” un importo totale di quasi 19,5 milioni di euro. Sebbene sia per sette mesi, prevede che vi sia la possibilità di ricorrere alla “procedura  negoziata” (ossia per importi minori) anche per il periodo dal primo gennaio al 31 luglio 2018.

L’aumento delle ospitalità previste, rispetto l’anno scorso, è del 42%. La percentuale dei posti per richiedenti asilo previsti per questi sette mesi sul territorio corrisponde allo 0,3 per cento del totale della popolazione, ma ovviamente a fare la differenza è concentrazione dei posti per singola struttura o singolo comune. Dal conteggio sono ovviamente esclusi i posti messi in campo dallo Sprar, il sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo, che in questo momento conta in provincia solo su 132 posti, destinati ad aumentare se – come previsto dall’associazione dei Comuni italiani e dal Ministero – crescesse il numero di amministrazioni locali che aderiscono al progetto.

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