Quelle merende che sanno d’amore

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Si è appena concluso un incontro con una nuova conoscenza, nata per caso, come tutte forse. Aspetto mamma, deve venire a prendermi. Non mi sento bene, quindi non guido.

Decido di entrare in un bar: il freddo di quest’inverno l’ho sentito direi molto pesantemente ed io, che già ho una temperatura corporea pari a 0, sento perenne il bisogno di rinchiudermi a cercare calore, anche in questo periodo di quasi-primavera.

Sfoglio il listino…quasi inutilmente, dato che poi prendo sempre le stesse cose. Tisana al finocchio, macchiatone deca o centrifuga di verdure. Queste sono le merende che mi concedo. Opto per la prima. Sorseggiando il thè, mi guardo intorno: e tra i vari clienti del bar, le vedo. Una bambina con la madre. Niente di insolito, non da attirare l’attenzione comunque. Ma io rimango colpita. La bambina sta mangiando un krapfen, con un bicchiere di latte che l’attende sul tavolino. È il momento della merenda anche per lei, a quanto pare.

E ritorno subito bimba coi ricordi: a quei momenti in cui, tornata dall’asilo o da scuola, mamma mi preparava la merenda. Era un momento sacro, uno di quei momenti che vorresti tener stretti per tutta la vita. A volte era un panino, con pane al latte rigorosamente, spalmato di nutella o riempito di prosciutto; a volte, quando mamma aveva del tempo libero, trovavo la casa inebriata dal profumo dei suoi dolci. Crostata alla marmellata di more (anche questa fatta da mamma), soffice dolce allo yogurt, sfogliatine alla marmellata, riso soffiato (con i mars fusi, poi messa a raffreddare. Una delizia). Mi sembra di masticare ancora quel sapore di coccola che provavo quando mamma preparava con amore queste prelibatezze.

Erano il suo bacio a noi figli, il modo che usava per farci capire che ci aveva pensati e che, nonostante le cose da fare e sistemare in casa, aveva trovato il tempo per farci un regalo. E noi divoravamo quei suoi pensieri in poche ore e, con l’aiuto di papà, facevamo piazza pulita di quel suo sforzo. E quando il dolce del giorno finiva, era come se avessimo rovinato/messo fine, a qualcosa di speciale.

Non potevo sapere che avrei rimpianto quei momenti, da adulta. Se l’avessi saputo, se qualcuno me l’avesse detto, me li sarei assaporati di più. E forse, con l’aiuto dell’immaginazione, avrei accartocciato un po’ di quell’amore e l’avrei messo nel congelatore, per estrarlo poi quando ne avrei avuto bisogno. Probabilmente ora, se avessi ancora quei regali, ci sputerei sopra. La malattia vincerebbe sull’amore di mamma. Amara verità. Mi basterebbe risentire quel profumo dolciastro che avvolgeva casa, per mettermi a piangere disperata. Mamma e il suo amore. Mamma, coccolami con qualcos’altro.

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