“Il made in Italy? Non esiste”. La provocazione della Brazzale Spa a Tuttofood, a Milano

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Alimenti (foto d'archivio)

“Il made in Italy? Non esiste”. E’ il provocatorio titolo di un convegno in programma oggi a Tuttofood, a Milano, organizzato da studiosi dell’alimentazione, esperti e in particolare un colosso dell’industria di settore: la vicentina Brazzale Spa.

A Tuttofood, presente in Fiera a Milano fino all’11 maggio con oltre 2800 espositori, oggi è giornata di incontri importanti. Il primo è l’appuntamento di stamattina con l’ex presidente Usa Barack Obama, ospite d’onore al vertice internazionale sull’innovazione nel cibo “Seeds&Chips – The Global Food Innovation Summit”. Il secondo è appunto il convegno “Il made in Italy? Non esiste. La catena internazionale dei fattori produttivi nella creazione del valore, al tempo di Donald Trump”, organizzato dalla Brazzale alle 14.30. Secondo gli organizzatori – i produttori con sede a Zanè, famosi nel mondo per il latte, burro e soprattutto i formaggi, a partire dal Gran Moravia prodotto fra Repubblica Ceca e Italia – la dizione “made in Italy rischia di risultare ingannevole perché un “made in Italy” non esiste – precisano con una nota – Meglio, non esiste un Made in Italy declinato in purezza, da contrapporre a ciò che non lo è, che è stato costruito nell’immaginario del consumatore ed è diventato cultura diffusa, icona, totem nazionale, pretesto per protezioni, sovvenzioni e privilegi. La martellante retorica sciovinista che le corporazioni interessate hanno sviluppato per decenni con l’ausilio dell’autorità pubblica e, spesso, a carico del contribuente, si basa su presupposti falsi. cosa significa, davvero, ‘made in’? Quale ruolo hanno la catena del valore, i movimenti internazionali delle materie prime e quelli delle tecnologie? E cosa definisce un’azienda o un prodotto italiano?”. La famiglia Brazzale, fra le fondatrici negli anni ’60 del consorzio del Grana Padano in Italia, da tempo esprime opinioni molto critiche in tema consortile. Nel faccia a faccia di oggi pomeriggio si confronteranno Giancarlo Corò, docente dell’Università di Ca’ Foscari di Venezia, Giorgio Fidenato, imprenditore libertario, Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni, Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta oltre appunto a Roberto Brazzale, del gruppo Brazzale Spa. “Da tempo si è accreditato un significato di “made in Italy” quale “prodotto realizzato con input italiani”, ma tutto ciò è fuorviante – dichiarano gli organizzatori – Ogni prodotto realizzato nel territorio della Repubblica Italiana, infatti, è il risultato di una catena di input di incredibile ampiezza e complessità, che coinvolge in una cooperazione involontaria tutto il mondo. Il valore finale del prodotto sarà la somma di infinite frazioni di valore realizzate nei luoghi più disparati del pianeta. Un trattore John Deere comprato e usato nei campi, in Italia, produce valore in Usa. Un fertilizzante Basf lo produce in Germania. Il gasolio che utilizziamo ogni giorno nei processi di raccolta delle materie prime agricole e di trasformazione, genera ricchezza in Arabia Saudita. Gli esempi della complessità che determinano la creazione di valore in un territorio, cioè quanta ricchezza resta in un paese alla fine del processo produttivo, sono infiniti. Ogni prodotto, soprattutto alimentare, è il risultato di migliaia di input eterogenei cui si sommano ancora, durante la commercializzazione, tutti i passaggi, nazionali e internazionali, della distribuzione dei prodotti agroalimentari. Il significato che si da a “Made in Italy” oggi – concludono dalla Brazzale – non solo disconosce la verità del fenomeno della cooperazione internazionale inconsapevole ma altresì frena l’enorme potenziale di trasformazione dell’industria alimentare italiana costretta all’uso delle materie prime nazionali il cui potenziale di crescita è già esaurito per limiti fisici”.

 

Informazioni sul gruppo Brazzale Spa
Attiva nel mondo del latte già dal 1784, Brazzale Spa è originaria dell’Altopiano di Asiago, in attività ininterrotta da ben otto generazioni. Oggi il gruppo vanta sei stabilimenti produttivi sparsi in tutto il mondo, in Italia, Repubblica Ceca, Brasile e Cina e impiega complessivamente oltre 600 dipendenti, per un fatturato complessivo, nel 2015, pari a circa 150 milioni di euro, di cui oltre un terzo esportato dall’Italia nel mondo. Opera sul mercato con i marchi: Burro delle Alpi, Burro Fratelli Brazzale, Zogi, Verena, Alpilatte, Brazzale, Silvipastoril e Gran Moravia. Dal 2003, a Litovel, in Moravia (Repubblica Ceca), produce il formaggio Gran Moravia, stagionato in Italia. A Zanè (Vi), dal 1898, il Gruppo ha la sede principale ed il burrificio Burro delle Alpi. A seguito della fusione con la famiglia Zaupa, a Monte di Malo (Vi) realizza provoloni, Provolone Valpadana DOP, paste filate e pressate, Asiago DOP. Tutti i prodotti del caseificio di Litovel vengono prodotti con il latte della Filiera Ecosostenibile Brazzale, che nel 2011 ha ottenuto la certificazione di tracciabilità secondo le norme UNI EN ISO 22005:2008. Sempre in Repubblica Ceca, Brazzale ha realizzato la catena di negozi propri con insegna La Formaggeria Gran Moravia, che oggi conta 19 punti vendita, più di 120 commessi, per oltre 1.500.000 clienti all’anno, con l’80% del venduto importato dall’Italia. Nel 2012 ha creato a Shanghai una propria unità commerciale e, nel novembre dell’anno successivo, ha aperto un punto vendita sempre a marchio La Formaggeria Gran Moravia. Nel 2014, a Pechino, Brazzale ha sviluppato un caseificio di formaggi freschi per il mercato locale.

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