Medio Oriente, attacchi incrociati su siti di gas. Trump si prepara a inviare “migliaia di soldati”

Il cuore energetico dell’Iran è sotto attacco. Dopo gli ennesimi omicidi tesi a decapitare la leadership di Teheran, ieri  Benjamin Netanyahu ha alzato ulteriormente il tiro. Con l’approvazione di Donald Trump, ha colpito per la prima volta risorse strategiche iraniane facendo schizzare i prezzi di petrolio e gas naturale: il greggio Brent impenna del +5% a 112 dollari al barile.

Nel mirino dello Stato ebraico gli impianti di Asaluyeh e soprattutto il maxi giacimento di gas di South Pars, uno dei più grandi al mondo. Entrambi affacciati sul Golfo, a poche centinaia di chilometri dallo Stretto di Hormuz.  Immediata la reazione dei pasdaran che hanno promesso di “radere al suolo” gli impianti energetici nemici, attaccando prima in Arabia Saudita – dove è stato intercettato un drone indirizzato a un impianto di gas della Provincia orientale – e poi in Qatar, dove un incendio è scoppiato nell’importante impianto di Ras Laffan a seguito di un raid, causando “gravi danni“. Provocando la reazione di Trump che minaccia: “Se Teheran dovesse attaccare nuovamente Ras Laffan, distruggeremo il giacimento di South Pars”.

E mentre secondo il Washington Post il Pentagono punta a chiedere 200 miliardi al Congresso per la guerra, secondo quanto riporta la Reuters Trump starebbe valutando l’invio di migliaia di soldati in Medio Oriente.

Il conflitto rischia di estendersi ulteriormente. L’Arabia Saudita ha dichiarato oggi di “riservarsi il diritto” di reagire militarmente contro l’Iran, che prende regolarmente di mira il Paese con droni e missili. “Il Regno – ha affermato il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan bin Abdullah – non cederà alle pressioni; al contrario, tali pressioni si ritorceranno contro coloro che le esercitano”.