Trump in Cina. Minaccia dell’Iran in caso di nuovi attacchi: “arricchimento dell’uranio al 90%”

Mentre Trump è impegnato nella sua missione in Cina, Teheran sfida il tycoon. “Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo. Trump potrebbe avere l’intenzione di sbarcare truppe sull’isola iraniana di Kharg, ma non permetteremo che nemmeno un granello di polvere venga portato fuori dal nostro Paese”, ha avvertito il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie. Ieri, l’Iran per la prima volta ha minacciato esplicitamente di puntare alla bomba atomica se dovesse ricominciare la guerra.

Secondo quanto riportato dalla Nbc News l’esercito americano starebbe valutando la possibilità di rinominare la guerra con l’Iran “Operazione Martello”, nel caso il cessate il fuoco dovesse fallire e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, decidesse di riprendere le operazioni militari su larga scala. La nuova denominazione sarebbe di fatto un escamotage per far ripartire da zero, il conto alla rovescia di 60 giorni necessario per ottenere l’autorizzazione del Congresso per dichiarare guerra.

Nel frattempo il tycoon è volato in Cina. Nella sua agenda sono previsti incontri con il leader Xi Jinping con focus sul conflitto in medio oriente e su Taiwan. Cina e Stati Uniti arrivano all’incontro dei leader con una fragile tregua sui dazi in vigore, messa a dura prova da vecchi fronti aperti come appunto quello di Taiwan, ma anche dalle nuove controversie tecnologiche e dalla crisi energetica scatenata dal blocco dello Stretto di Hormuz.

La Cina dà il benvenuto al presidente Trump. Pechino ha dichiarato di accogliere con favore la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, poche ore prima del suo arrivo nella capitale e di essere pronta a collaborare con gli Stati Uniti.

Alla Camera e al Senato audizioni sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri Tajani sgombera il campo da equivoci: “non vogliamo chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo ma condividere l’impegno del governo per la pace e il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale”. L’Iran “non può dotarsi di armi nucleari ne’ di sistemi missilistici in grado di minacciare la regione”, ha poi dichiarato Tajani ribadendo che Teheran “deve impegnarsi a negoziare in buona fede, e con flessibilità, per una soluzione costruttiva, a riprendere la collaborazione con l’agenzia dell’Onu per il nucleare e a ristabilire le relazioni con i Paesi del Golfo”.

Il ministro della Difesa Crosetto precisa: “Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione per raggiungere il Golfo. In via precauzionale stiamo predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto: inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso”. La pianificazione e il posizionamento “sono essenziali” per non restare impreparati, ha aggiunto Crosetto, secondo cui si tratta di una scelta “di responsabilità” e di un approccio “funzionale” che consentirà “all’Italia di poter contribuire senza ulteriori ritardi a eventuali iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione”.

Allarme dell’ Aie: “Il mondo sta attingendo alle proprie riserve di petrolio a una velocità record”. È questo l’avvertimento dell’Agenzia Internazionale dell’Energia , mentre la guerra in Medio Oriente continua a ridurre le forniture provenienti dal Golfo. “Le scorte mondiali di petrolio si stanno già contraendo a un ritmo record”, ha sottolineato l’Aie, stimando che “una nuova volatilità dei prezzi sembra probabile in vista del periodo di picco della domanda estiva”.