Socomec porta la firma vicentina nella rivoluzione green del Trieste Airport

Eccellenze vicentine da premio. Da Isola Vicentina a Londra passando per Trieste: il viaggio dell’innovazione energetica firmata Socomec racconta molto più di un semplice progetto industriale. Racconta la capacità del tessuto produttivo berico di incidere sulle grandi trasformazioni del nostro tempo, portando competenze e visione dentro infrastrutture strategiche del Paese. È il caso del sistema di accumulo realizzato per il Trieste Airport – Friuli Venezia Giulia, un intervento che sta cambiando il modo in cui uno scalo aeroportuale può produrre e gestire la propria energia.

Socomec, gruppo internazionale fondato nel 1922 in Francia e oggi presente con oltre 4.400 dipendenti nel mondo, ha scelto proprio Isola Vicentina come uno dei suoi poli tecnologici più avanzati. Qui lavorano quasi 400 persone impegnate nello sviluppo di soluzioni per la continuità elettrica, la sicurezza delle reti e l’efficienza energetica. Ed è da qui che è partita la progettazione del sistema che ha permesso allo scalo triestino di compiere un salto di qualità nella propria strategia di sostenibilità. L’aeroporto triestino, primo polo intermodale del Nord Italia e in forte crescita – 1,65 milioni di passeggeri nel 2025 – aveva bisogno di un’infrastruttura capace di sostenere l’aumento dei consumi senza rinunciare all’obiettivo più ambizioso: raggiungere la massima autonomia energetica attraverso l’autoproduzione da fonti rinnovabili.

E la risposta è arrivata con l’installazione di tre sistemi di accumulo modulari Sunsys Hes L, collegati in parallelo per raggiungere una capacità complessiva di 600 kVA e 3,3 MWh. Un impianto che non si limita a immagazzinare energia, ma la gestisce in modo intelligente grazie al Power Management System di Socomec, che ottimizza in tempo reale i cicli di carica e scarica in base alla produzione fotovoltaica e ai consumi effettivi dello scalo. Il risultato è stato sorprendente già nel primo anno di attività: il 70% del fabbisogno energetico totale dell’aeroporto è stato coperto da fonti rinnovabili. Quasi la metà dell’energia proviene direttamente dall’impianto fotovoltaico, mentre un ulteriore 24% arriva dalle batterie caricate con il sole. La dipendenza dalla rete elettrica si è così ridotta al 30%, un valore che colloca Trieste Airport tra gli scali più virtuosi d’Europa sul fronte dell’autosufficienza.

L’impatto ambientale è altrettanto significativo. Le emissioni dirette di CO₂ sono diminuite di 559 tonnellate all’anno, mentre l’immissione in rete del surplus rinnovabile ha permesso di evitarne altre 1.177 a livello globale. Numeri che raccontano un cambiamento reale, non solo dichiarato, e che si accompagnano a un altro tassello fondamentale della transizione: l’elettrificazione delle operazioni aeroportuali. Grazie al sistema BESS, infatti, lo scalo ha potuto ricaricare di notte 42 veicoli elettrici senza richiedere nuovi allacciamenti o potenziamenti della rete, elettrificando il 75% dei mezzi di terra e riducendo di circa 14.000 litri l’anno il consumo di diesel. Un progetto così articolato non poteva passare inosservato. Agli Energy Storage Awards 2025 di Londra, la soluzione realizzata da Socomec per Trieste Airport ha conquistato il premio “Energy Storage Decentralised Project of the Year”, dedicato ai migliori progetti sotto 1 MW connessi “dietro al contatore”. Un riconoscimento che premia non solo l’efficacia tecnica, ma anche la capacità di proporre un modello replicabile in altri contesti industriali e infrastrutturali.

Ed è proprio qui che il progetto assume un valore più ampio. Perché dietro la tecnologia, dietro i numeri e dietro i premi internazionali, c’è la conferma di un fatto spesso sottovalutato: la provincia di Vicenza continua a essere uno dei motori più dinamici dell’innovazione industriale italiana ed europea. Socomec, con la sua sede di Isola Vicentina, ne è un esempio emblematico. Un’azienda radicata nel territorio ma capace di portare competenze e soluzioni in infrastrutture strategiche del Paese, contribuendo in modo concreto alla transizione ecologica.

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