Le “moschee fantasma” finiscono dal Prefetto. Cioni: “Vicende ignorate per anni”

Ennesimo consiglio comunale con confronto serrato quello andato in scena questa settimana a Schio. Al centro del dibattito, dopo diversi affondi social, l’interpellanza su regolarità urbanistica e sicurezza dei centri islamici presenti in città. Protagonista la formazione cittadina di Fratelli d’Italia, arrivata in aula con una serie di rilievi circostanziati, chiedendo all’amministrazione di chiarire se le tre sedi frequentate da cittadini di fede musulmana operino nel rispetto delle norme previste per gli spazi destinati ad attività collettive.
Il punto più controverso riguarda un locale di via Martiri della Libertà: 60 metri quadrati registrati come ufficio, ma utilizzati – secondo quanto documentato dal capogruppo Alex Cioni – come luogo di preghiera, con un afflusso particolarmente elevato durante il Ramadan: “Ho filmato ingressi di oltre cento persone in una sola sera – ha spiegato Cioni in aula – per spazi con questo tipo di utilizzo è obbligatorio il Certificato di Prevenzione Incendi. Qui non risulta”. Una discrepanza che, se confermata, aprirebbe un fronte non solo urbanistico ma anche di sicurezza pubblica. Cioni e il collega Gianmario Munari hanno poi richiamato l’attenzione su altre due sedi: l’associazione La Guida Retta in via Venezia, collocata in zona residenziale, e l’associazione Amal in via Veneto, in un’area destinata ad attività produttive. Quest’ultima, secondo FdI, sarebbe operativa da anni pur non risultando formalmente censita come luogo di culto, nonostante nel 2024 abbia ottenuto autorizzazioni edilizie per un ampliamento: “È difficile ignorare che oggi quel capannone presenti caratteristiche riconducibili a un luogo di culto” ha osservato il consigliere.
Il riferimento normativo è la Legge Regionale 12/2016, che impone il cambio di destinazione d’uso in base al carico urbanistico reale – afflusso, viabilità, parcheggi – indipendentemente dall’attività dichiarata. Ed è proprio su questo punto che l’opposizione ha chiesto risposte puntuali. Dal canto sua, la maggioranza ha invitato alla prudenza, sottolineando la necessità di evitare che la questione alimenti tensioni sociali e ricordando che eventuali verifiche spettano agli uffici tecnici. Che non mancheranno di farle. Una posizione che non ha però convinto FdI. “La risposta non è stata puntuale rispetto alle domande poste – ha replicato Cioni – parliamo di situazioni note da anni. L’amministrazione governa da tredici anni: è legittimo chiedersi perché non si sia mai intervenuti”. Cioni ha quindi annunciato che la vicenda non si è chiusa in aula, anticipando di fatto un esposto pronto ad approdare in Prefettura: “In qualità di consiglieri comunali e quindi di pubblici ufficiali, sarà nostra cura segnalare agli organi competenti sovracomunali le situazioni di irregolarità di cui siamo venuti a conoscenza, affinché vengano effettuate tutte le verifiche e le azioni conseguenziali del caso”.
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