In Trentino “gli orsi problematici verranno abbattuti”. Animalisti sul piede di guerra

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Al centro faunistico Casteller di Trento “non è prevista la collocazione di altri esemplari di orso ai fini della loro captivazione permanente”. Non solo: gli orsi “che metteranno a rischio la sicurezza pubblica saranno rimossi mediante abbattimento“. Così ha deciso – e comunicato – la Provincia autonoma di Trento tramite le parole del presidente Maurizio Fugatti rispondendo all’interrogazione di un consigliere d’opposizione.

Una linea che ha messo sul piede di guerra le associazioni animaliste e ambientaliste, come la Lega antivivisezione, a cui il Tar il 7 febbraio scorso ha respinto il ricorso presentato con la Lega per l’abolizione della caccia contro le linee guida per la gestione degli orsi della Provincia di Trento. (Nello specifico il ricorso chiedeva anche l’annullamento dell’ordinanza di Fugatti, del 18 giugno scorso, riguardante la collocazione urgente di campane metalliche anti-orso nell’ambito della raccolta della frazione organica del rifiuto solido urbano nei Comuni di Cavedago, Fai della Paganella, Andalo e Molveno).

A poche ore dal responso del Tar, dunque, il governatore cambia rotta. Ad oggi solo l’esemplare maschio M49 è ospitato nella struttura del Casteller, da dove è scappato due volte. Con lui c’erano anche l’orsa Dj3 (che è stata trasferita in un’area faunistica della Foresta Nera) e l’orso M57 che nell’agosto del 2020 aveva aggredito il carabiniere di Recoaro Terme Diego Balasso a Molveno e che è stato portato in Ungheria a fine dello scorso anno. Dunque, la sorte di M49, o “Papillon” come è stato soprannominato per la sua abilità nella fuga, sarà simile a quella dei suoi compagni. Di sicuro, poi, il Casteller non “accoglierà” altri orsi e come detto dalla Provincia gli esemplari considerati problematici verranno abbattuti.

Ma l’Ente Nazionale per la protezione animali non ci sta: “Non lasceremo che continuino a portare avanti questa campagna elettorale sulla pelle degli orsi – afferma la presidente Carla Rocchi – è gravissimo che le istituzioni si abbandonino a proclami che servono solo ad alzare il livello dello scontro, in una politica feroce, che viola i pronunciamenti del Consiglio di Stato, contraria alla posizione europea e che non va incontro ai veri problemi dell’agricoltura; la marginalizzazione, l’aumento dei costi che ricadono per intero sui produttori, la scarsa attenzione per l’agricoltura di montagna a favore della più potente lobby dell’agricoltura di pianura”.

“Con grande indignazione – continua Rocchi – apprendiamo anche che, nonostante le varie sentenze, e nonostante sia stato comprovato che JJ4 non è pericolosa per nessuno, quest’ora anziana, elusiva, che ha vissuto sempre nascosta, lontana dall’uomo, è, contro ogni logica, monitorata, al fine di poterla abbattere. Ma l’Enpa non starà a guardare: ci muoveremo con decisione nelle sedi preposte, sapendo di avere dalla nostra parte la ragione della verità. Posto che la presenza dei grandi carnivori non potrà mai più essere cancellata, come la lega sa benissimo, nonostante le dichiarazioni meramente elettoralistiche, così la Provincia Autonoma di Trento non fa il bene di nessuno: né delle persone, né degli animali , né del nostro rapporto con l’Europa”.