Turismo, Veneto: 1 agenzia viaggi su 4 potrebbe aver già deciso di chiudere

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Uno scorcio del centro di Asiago, "roccaforte" del turismo vicentino nel mese di agosto

Delle circa 1.200 agenzie di viaggio attive in Veneto “stimiamo che tra il 20% e il 25% abbiano già deciso di chiudere”. Lo spiega all’agenzia Dire Giancarlo Reverenna, presidente Fiavet Veneto. “Parlare dei soldi persi ormai è un esercizio futile”, continua Reverenna in merito al permanere delle restrizioni fino a dopo Pasqua. “Qualsiasi tipo di iniziativa che inibisca la mobilità tra le regioni equivale ad una chiusura per noi, non abbiamo opportunità di vendita del prodotto”. Un prodotto che nel corso dell’ultimo anno si è dovuto evidentemente evolvere, puntando sul turismo esperienziale e di prossimità, con “escursioni giornaliere che hanno una redditività media di cinque euro lordi per persona”. E la cosa non è facile visto che “i veneti quando si muovono all’interno della regione non si rivolgono alle agenzie, anche per via delle seconde case”, prosegue Reverenna parlando alla “Dire”.

Al di là della Pasqua, però, il problema è che “non è possibile programmare. Bar e ristoranti in qualche modo nel giro di 48 ore riescono ad attrezzarsi, noi senza un minimo di programmazione, che significa almeno un semestre, siamo morti”. Anche perchè in questo momento “l’offerta turistica è circa il 10% di quella che c’era pre-Covid” e “quest’anno se ci va di lusso faremo il 30% del fatturato 2019. E’ anche da questa situazione di difficoltà nascono le indicazioni alla Regione date nel corso dell’audizione in commissione Turismo sui progetti veneti relativi al Pnrr. “Alla Regione chiediamo che se deve spendere dei soldi lo faccia investendo in strumenti che diano pari dignità alle aziende che hanno voglia di correre” e che “investa nel personale per i controlli sull’abusivismo”, conclude Reverenna che, scendendo nel concreto, chiede di aprire a tutte le attività del settore turistico il bando per progetti di promocommercializzazione, che ora prevede che siano ammessi solo i progetti che coinvolgono almeno tre strutture ricettive, e di sviluppare “un marketplace dove chi ha un prodotto turistico può metterlo in vendita”.