Chipperfield “abbraccia” Palladio. Vicenza torna capitale dell’architettura

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L'architetto David Chipperfield

“Noi architetti siamo intimoriti davanti alla sua straordinarietà ma, d’altro canto, l’abbiamo trovata anche amichevole”. Sono queste le parole dell’architetto inglese David Chipperfield, che da qualche giorno espone alcuni dei suoi ultimi progetti in Basilica Palladiana a Vicenza. Ed è proprio del gioiello palladiano che parla uno dei più noti professionisti del mondo, che con la sua presenza fa ridiventare il capoluogo vicentino “casa” dell’architettura. Questa mostra, infatti, segna il ritorno delle esposizioni di architettura contemporanea nel salone superiore della Basilica, che per dodici anni è stato chiuso per i lavori di ripristino.

La mostra, intitolata David Chipperfield Architects Works 2018, è promossa dall’assessorato alla crescita del Comune di Vicenza in collaborazione con l’associazione culturale Abacoarchitettura e con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Vicenza. Fino al 2 settembre  più di una quindicina di progetti degli uffici di Londra, Berlino, Milano e Shanghai di Chipperfield sono esposizione per illustrare una serie di attività che hanno luogo oggi in uno studio di architettura.

“La nostra speranza – ha spiegato durante la presentazione della mostra David Chipperfield, accompagnato dal vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci – è di esporre in maniera più aperta, non una presentazione patinata di una panoramica del nostro lavoro, ma una spiegazione più diretta del lavoro dell’architetto. Lo sviluppo delle idee non è coerente da un progetto all’altro. Ogni processo è soggetto a differenti possibilità e limiti. Alcuni progetti vedono uno sviluppo intenso attraverso un concentrato processo concorsuale, mentre altri evolvono a seguito di circostanze e richieste. Alcuni sono elaborati attraverso schizzi e modifiche, altri si sviluppano attraverso un processo più meccanico di revisione e disamina di alternative. Abbiamo provato a offrire di più, penetrando all’interno del processo progettuale mostrandolo non come la manifestazione del genio individuale, ma piuttosto come un metodo di interazione e collaborazione che è disordinato e non prevedibile. Un processo che ha lo scopo di trovare idee attraverso una conoscenza approfondita del luogo e del suo significato, piuttosto che l’imposizione di idee che confermano i pregiudizi formali dell’architetto, del committente o persino dell’opinione pubblica”.

Il materiale in esposizione varia da schizzi e modelli delle fasi iniziali del processo di progettazione, a disegni di dettaglio e disegni costruttivi delle fasi finali e include fotografie e filmati di progetti appena conclusi. La presentazione di ogni progetto è stata sviluppata dai rispettivi gruppi di progettazione negli studi di Londra, Berlino, Milano e Shanghai.

I progetti recenti (e in corso) includono la cappella e il centro visitatori del cimitero di Inagawa in Giappone, il masterplan della Royal Academy of Arts di Londra, il restauro della Neue Nationalgalerie di Berlino, il concetto di un negozio per Valentino e per Brioni, il centro residenziale Hoxton Press di Londra, il museo di storia naturale a Zheijiang in Cina, la James Simon Galerie a Berlino, la sede centrale di Amorepacific a Seoul, il West Bund Art Museum a Shanghai, il Kunsthaus a Zurigo, il Music Venue a Edinburgo, il Lah Contemporary a Bled, una Casa privata a Zurigo, lo spazio artistico della Cava Arcari a Zovencedo, il Ssense a Montreal, e il progetto di ricerca della Fondazione Ria in Galizia.

La mostra è aperta fino al 2 settembre dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20 e sabato e domenica dalle 10 alle 20, con biglietto di ingresso a 12 euro intero, 8 euro ridotto e 10 euro online.

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