Ex manicomio di Granzette, Costa: “invito il signor Vezzaro alla macchina della verità”

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Sullo sfondo una delle stanze dei padiglioni dell'ex manicomio.

“La invito, da uomo d’onore, a sottoporsi, assieme a me, alla macchina della verità. Sullo sfondo un ex manicomio, in primo piano quasi una sfida a duello. Al posto delle rivoltelle o di pugni veri e presunti e degli investimenti in auto (mai negati) spunta fuori perfino la richiesta di un confronto all’ultima verità/bugia attraverso un dispositivo, di fatto non riconosciuto dalla scienza ufficiale nè dalla magistratura, detto anche poligrafo. Richiesta o provocazione? Difficile a dirsi, chiari solamente il mittente – Roberto Costa, il 70enne investitore – e il destinatario, vale a dire Devis Vezzaro, tutt’ora ricoverato in ospedale nel reparto di ortopedia a Rovigo dopo la nota vicenda dello scorso 18 agosto.

Il duevillese, presidente dell’associazione culturale vicentina “I luoghi dell’abbandono” che gestisce regolarmente l’ex manicomio di Granzette, teatro dell’incidente, continua a ricevere le cure per guarire non solo le varie fratture (gomito, costole e rotula) ma piuttosto da una seria infezione al ginocchio destro, martoriato dall’impatto con la Golf dell’anziano al volante. “Purtroppo l’infezione finora non regredisce – dice – è un problema delicato che va monitorato, alcune parti non irrorate dal sangue rischiano la necrosi” fa sapere il 42enne vicentino dal suo letto d’ospedale, assistito da famigliari, amici e soci del gruppo che ha curato l’allestimento della mostra sul dramma Chernobyl che ha chiuso i battenti all’ex caserma Borghesi proprio domenica scorsa. Si allungano pertanto i tempi di degenza e del ritorno a Dueville dove lo attendono più progetti.

Nessuna replica finora – “per ora preferisco sorvolare, di fronte all’eventualità di affrontare un intervento di chirurgia plastica al ginocchio” commenta Vezzaro – al comunicato “a puntate” pubblicato sul blog Biancoenero, che ogni giorno si arricchisce di nuovo materiale. Ecco il testo completo: “Egregio Signor Vezzaro, leggo che continua a dichiarare (falsamente) che lei non mi ha mollato una sventola a tutta spalla colpendomi all’orecchio e che vuole denunciarmi per tentato omicidio. La invito, da uomo d’onore, a sottoporsi, assieme a me, alla macchina della verità ed a rispondere agli inquirenti sulla vicenda: sul pugno che mi ha sferrato e sul successivo investimento. Un investimento di cui mi assumo tutte le responsabilità (spero con le attenuanti) di fronte al Tribunale degli Uomini.

Nei giorni precedenti, Roberto Costa aveva invocato l’utilizzo da parte degli inquirenti dei filmati di videosorveglianza. Adducendo che alla base dell’investimento avvenuto ci fosse uno stato di shok derivante da un colpo subito ad un orecchio, con tanto di certificazione medica rilevata, però, tre giorni dopo. Sistema elettronico installato ma in realtà non funzionante, da tempo, come precisato dai gestori della struttura di proprietà dell’Ulss 5. In uno dei punti esposti nell’autodichiarazione, l’investitore reo confesso così si esprime: “sulla memoria dei miei genitori, dichiaro di aver ricevuto una sventola a tutta spalla da Devis Vezzaro, presso la direzione ex O.P.P. di Rovigo, seguita dalla frase ‘diritto di opinione’ e di averlo successivamente investito in automobile, ancora sotto shock, pensando che si spostasse dal centro della strada. Ecco Signor Vezzaro, c’è un altro Tribunale, quello della Coscienza Umana a cui Lei ed io dovremo, prima o dopo rendere conto, e lì non si potranno raccontare falsità”.

Dichiarazioni che seguono alle scuse ancora a mezzo stampa pubblicate mercoledì scorso. Le indagini da parte delle forze dell’ordine incaricate dalla Procura rodigina nel frattempo proseguono. Con sempre sullo sfondo l’ex manicomio di Granzette, emerge anche una bizzarra concorrenza in sede di giudizio: al Tribunale degli Uomini e a quello della Coscienza Umana si affiancherà, ci si augura con tempistiche non. disumane, quello della magistratura ordinaria.